WATER FOR PEOPLE WATER FOR LIFE
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Dates |
Events |
Outcomes |
Quotations |
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1972 |
UN
Conference on the Human Environment, Stockholm |
'A point has been reached in history when we must shape our actions
throughout the world with
a
more prudent care for their environmental consequences.' |
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1977 |
UN
Conference on Water, Mar del Plata
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Mar del Plata Action Plan (MPAP) |
'... relatively little importance has
been attached to water resources
systematic measurement. The processing and
compilation of data have also been seriously neglected.' |
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1981 - 1990 |
International
Drinking Water and Sanitation Decade |
"Most importantly, perhaps, was the realisation that the
achievement of this goal that was set at the beginning of the decade would
take far more time and cost far more money than
was originally thought." |
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1990 |
Global Consultation on Safe Water and Sanitation for the 1990's, New Delhi |
New Delhi Statement : |
'Safe water and proper means of waste disposal ... must be at the
center of integrated water resources management' |
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World Summit for Children, New York |
Declaration on the Survival,
Protection and Development of Children |
'We will promote the provision of clean water in all communities for
all their children, as well as universal access to sanitation.' |
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1992 |
International
Conference on Water and the Environment, Dublin |
Principle
1 : 'Fresh
water is a finite and vulnerable resource, essential to sustain life,
development and the environment' |
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UN
Conference on environment and Development (UNCED Earth Summit), Rio de Janeiro |
'establishing
a new and equitable global partnership through the creation of new levels
of cooperation among States, key sector societies and people.' |
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1994 |
Ministerial Conference on Drinking Water Supply and Environmental
Sanitation, Noordwijk |
Action Programme |
'To assign high priority to programmes designed to provide basic
sanitation and excreta disposal systems to urban and rural areas.' |
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UN International Conference on Population and Development, Cairo |
'To ensure that population, environmental and poverty eradication
factors are integrated in sustainable development policies, plans and
programmes.' |
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1995 |
World Summit for Social Development, Copenhagen |
'To focus our efforts and policies to address the root causes of
poverty and to provide for the basic needs of all. These efforts should
include the provision of ... safe drinking water and sanitation.' |
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UN Fourth World Conference on Women, Beijing |
'Ensure
the availability of and universal access to safe drinking water and
sanitation and put in place effective public distribution systems as soon as
possible.' |
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1996 |
UN Conference on Human Settlements (Habitat II), Istanbul |
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'We
shall also promote healthy living environments, especially through the provision
of adequate quantities of safe water and effective management of waste.' |
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World Food Summit, Rome |
'To combat environmental threats to food security, in particular,
drought and desertification ... restore and rehabilitate the natural resource
base, including water and watersheds, in depleted and overexploited areas to
achieve greater production.' |
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1997 |
1st
World Water Forum, Marrakech |
'... to recognize the basic human need to
have access to clean water and sanitation, to establish an effective mechanism for management of shared waters,
to support and preserve ecosystems, to encourage
the efficient use of water...' |
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2000 |
2nd
World Water Forum, the Hague |
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- Increase public funding for research and
innovation; |
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7 challenges: Meeting basic needs, Securing the food supply,
Protecting ecosystems, Sharing water resources, Managing risks, Valuing
water, Governing water wisely |
Ministerial Conference on Water
Security in the 21st Century |
'We will continue to support the UN system to re-assess periodically
the state of freshwater resources and related ecosystems, to assist
countries, where appropriate, to develop systems to measure progress towards
the realisation of targets and to report in the biennial World Water Development Report as part of the overall monitoring of Agenda 21.' |
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'We
resolve ... to halve, by the year 2015 ... the proportion of people who are
unable to reach or to afford safe drinking water.' |
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2001 |
International Conference on Freshwater, Bonn |
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'Combating
poverty is the main challenge for achieving equitable and sustainable
development, and water plays a vital role in relation to human health,
livelihood, economic growth as well as sustaining ecosystems.' |
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2002 |
World Summit on Sustainable development, Rio+10, Johannesburg |
'We
agree to halve, by the year 2015 (...) the proportion of people who do not
have access to basic sanitation, which would include actions at all levels
to: |
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3rd World Water Forum, Japan |
Ministerial Declaration |
Extracts from the general policy: |
I numeri dell'acqua nel mondo
Il consumo di acqua dolce si sestuplicato tra il 1900 e il 1995
pi del doppio del livello di crescita della popolazione. Circa un terzo della
popolazione mondiale gi vive in Paesi considerati ad emergenza idrica - questo accade quando il consumo supera del 10% il
totale dell'offerta-. Se questo trend dovesse continuare, 2/3 della popolazione
della terra vivr in queste condizioni nel 2025.
Kofi Annan, in We the peoples,
2000.
Dati stime del
totale mondiale di acqua dolce e salata.
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Il rapporto tra acqua salata
ed acqua dolce sul pianeta |
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Il 71% della superficie terrestre
coperta di acqua.
Il 97,5% salata.
Risorse d'acqua dolce:
quantit e distribuzione nelle regioni.
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La distribuzione regionale dell'acqua dolce disponibile nei
ghiacciai |
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Ghiacciai e calotte polari ricoprono circa il 10% del suolo mondiale.
Questi sono concentrati in Groenlandia ed in Antartico e contengono il 70%
dell'acqua dolce mondiale.
Sfortunatamente la maggior parte di queste risorse sono collocate lontano dagli insediamenti umani e non sono
facilmente accessibili all'uso. Il 96%
dell'acqua dolce ghiacciata al polo Sud e Polo Nord con il restante 4%
distribuito su oltre 550.000 Km2 di ghiacciai;
Acqua
sotterranea di gran lunga la pi abbondante e facilmente disponibile risorsa
di acqua dolce, seguita dai laghi, serbatoi artificiali, terre umide (wetlands)
e fiumi:
1. l'acqua sotterranea rappresenta pi del 90% del totale
dell'acqua dolce facilmente utilizzabile. Circa un miliardo e mezzo di persone
dipendono da dall'acqua sotterranea per l'acqua potabile;
2. il totale delle acque sotterranee prelevate
annualmente stimato a 600-700 Km cubi, che rappresenta circa il 20% del
totale dell'acqua prelevata.
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La distribuzione regionale
dell'acqua dolce disponibile dalle falde acquifere |
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I laghi: la maggior parte dei laghi d'acqua dolce sono
situati ad alte latitudini, con quasi il 50% dei laghi mondiali solo in Canada.
Molti laghi, specialmente
quelli nelle regioni aride, diventano salati a causa dell'evaporazione.
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La distribuzione regionale dell'acqua dolce disponibile nei
laghi, nelle zone umide e nei fiumi |
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I serbatoi
artificiali sono laghi artificiali
prodotti attraverso la costruzione di barriere lungo il corso dei fiumi. Il
volume d'acqua collocata nei serbatoi artificiali stimato circa in 4.286 Km3.
Wetlands includono le paludi, sabbie mobili, lagune e fanghi.
Le pi grande aree di wetlands sono in: Siberia dell'est (780.000-1.000.000
km2), Rio delle Amazzoni (800.000 km2), Baia di Hudson (200.000-320.000 km2).
Maggiori bacini
fluviali del mondo
I fiumi
formano un mosaico ideologico, con 263 bacini idrici internazionali che
percorrono il 45,3% (231.059.898 km2) del territorio mondiale. Il volume totale
dell'acqua dei fiumi di 2.115 km cubi.
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I maggiori bacini fluviali del mondo |
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I maggiori bacini fluviali
dell'Africa |
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l ciclo mondiale dell'acqua e le stime di tempo residue delle risorse
idriche
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Questo grafico mostra come 577.000 km cubi di acqua
circolano nel corso di un anno.
Si stima che ogni anno circa 502.800 km cubi di acqua evapora da oceani e mari,
il 90% di quest'acqua
evaporata (458.000 km cubi) ritorna direttamente negli oceani attraverso
precipitazioni mentre il restante (44.800 km cubi) cade sulla terra.
NB: Le zone aride del pianeta sono il 40%
della superficie terrestre, ma ricevono solo il 2% delle precipitazioni
globali.
L'acqua sulla superficie terrestre: precipitazioni, evaporazione, ...
Si ritiene che l'acqua dolce disponibile per il
consumo umano varia tra i 12.500 km cubi e i 14.000 km cubi per ogni anno. A
causa della rapida crescita della popolazione della terra la disponibilit pro
capite diminuita da 12.900 m cubi per anno nel 1970 a 9.000 m cubi nel 1990 e
meno di 7.000 m cubi nel 2000. Si prevede che la disponibilit di acqua dolce
continuer a diminuire arrivando a 5.100 m cubi pro capite per anno nel 2025.
Questa quantit potrebbe risultare sufficiente a soddisfare i bisogni
dell'intera popolazione mondiale se fosse distribuita equamente. Ma molti Paesi
dell'Africa, del medio oriente, dell'Asia orientale e alcuni Paesi dell'Europa
dell'est hanno una disponibilit d'acqua molto pi bassa della media e dei
livelli di sussistenza.
Nei Paesi altamente popolati dell'Asia e dell'Africa hanno una disponibilit
pro capite annua che va da 1.200 m cubi a 5.000 m cubi.
Si stima che per il 2025
circa 3,5 miliardi di persone"(2/3 della popolazione mondiale)
rientreranno nella categoria di "water scarcity.
Questo fenomeno colpir prevalentemente
il Sahel, il Medio Oriente e parte dell lAsia.
ALLARME ACQUA: ecco i
numeri
L'acqua una preoccupazione relativa,
almeno per ora, nei Paesi ricchi.
Le Nazioni Unite parlano della crisi dell'acqua come del problema pi
serio tra quelli ambientali con cui alle prese il nostro Pianeta.
Il fabbisogno minimo biologico pro-capite per la
sopravvivenza umana di 5 litri d'acqua nelle 24 ore. Senza cibo si pu vivere un mese. Senz'acqua
non si supera una settimana.
Per poter parlare di condizioni
accettabili di vita occorrono non meno di 50 litri d'acqua al giorno per ogni
essere umano. In realt, per miliardi
di persone disporre di 50 litri d'acqua ogni giorno pura utopia, al punto che
le Nazioni Unite hanno fissato in 40 litri il diritto minimo all'acqua come
obiettivo di mobilitazione della Giornata Mondiale del 22 marzo di ogni anno.
L'OMS, l'Organizzazione Mondiale della Sanit afferma,
per, che al di sotto della soglia di 50 litri d'acqua al giorno si pu gi
parlare di sofferenza per mancanza di acqua e che il 40% della razza umana vive in
condizioni igieniche impossibili soprattutto per carenza di acqua e un abitante
su due della Terra, tre miliardi di persone, abita in case che non hanno
sistema fognario.
Notevoli differenze sono inoltre presenti
tra aree urbane e campagne
Oltre 1 miliardo (18%) di persone beve
acqua "non sicura"
2,4 miliardi di persone al mondo non
hanno accesso ad impianti fognari.
3,4 milioni di persone ogni anno (5 mila
bambini al giorno) muoiono a causa di malattie trasmesse dall'acqua.
La incidenza di tali decessi potrebbe
essere ridotta fino al 75%.
La mappa mondiale della disponibilit di acqua e la
carta dei prelievi idrici mostrano che i Paesi del Medio Oriente e della Africa
sub–sahariana sono quelli pi a rischio. Per alcuni Stati africani il problema
non la poca acqua, ma l'inesistenza di mezzi finanziari per distribuirla alla
popolazione.
Il consumo d'acqua nel mondo negli
ultimi anni aumentato di sei volte, ad un ritmo pi del doppio del tasso di
crescita della popolazione.
****************
Attualmente un abitante della terra su
cinque non ha acqua potabile a sufficienza: 1,2 miliardi di persone.
In 29 Paesi il 65% della popolazione al
di sotto del fabbisogno idrico vitale.
e la sete spinge a conflitti,
guerre ed esodi biblici.
Nel mondo si passa da una disponibilit media di 425 litri al giorno di un abitante degli Stati
Uniti ai 10 litri al giorno di un abitante del Madagascar, da 237 in Italia a
150 in Francia.
Le stime medie indicano un consumo di 350 litri d'acqua al giorno per una famiglia canadese, di 165 per
una europea e di 20 litri per una famiglia africana.
Solo l'1% di tutta l'acqua presente nel
Pianeta utilizzabile per le attivit umane.
Di questo 1%, dal 70 al 93% viene impiegato per usi agricoli.
Primo responsabile della carenza idrica
nel mondo, oltre i mutamenti climatici (effetto serra e desertificazione), il
degrado della qualit delle acque.
Nei PVS il 90-95% delle acque reflue ed
il 70% delle scorie industriali vengono scaricate senza trattamento inquinano
le risorse idriche disponibili.
In tutto il Bacino del Mediterraneo nell'ultimo secolo
si verificata una diminuzione delle precipitazioni estive pari a circa il
20%, accompagnata da un aumento delle temperature di 1,5 gradi C. Gli
scienziati ci dicono che il clima di per s una variabile in continua evoluzione
e che l'anomalia climatica che stiamo vivendo consiste nel fatto che,
diversamente dal passato, all'aumento della temperatura non corrisponde un
incremento delle precipitazioni.
E queste si concentrano in periodi di pioggia brevi ed intensi,
provocando piene fluviali e inondazioni improvvise ed eccezionali.
L'acqua vive e si manifesta nei due estremi del
paradosso climatico attuale, rappresentati da siccit e inondazioni, accentuati
dal surriscaldamento del Pianeta.
Penuria e improvvise e torrenziali
abbondanze costituiscono una seria minaccia da fronteggiare per uomini e cose,
per l'ambiente e la natura, per l'economia e le produzioni agricole.
La riserva idrica impoverita dallo sfruttamento
delle falde acquifere e dalla incapacit delle stesse di rigenerarsi.
Altro fattore di riduzione della disponibilit d'acqua costituito
dalle opere artificiali di sbarramento e deviazione del 60% dei maggiori
fiumi del Pianeta.
Viene alterato
l'ecosistema fluviale, impedito il
deflusso regolare delle acque e dei sedimenti con effetti devastanti sugli
equilibri del sistema idrogeologico e del ciclo naturale dell'acqua.
Le dighe
restano una delle principali cause di danno ambientale.
In Occidente si ha un rallentamento nella costruzione
degli sbarramenti fluviali.
Non cos in Asia, in Africa, in Cina, in Medio Oriente
dove sono in atto opere imponenti.
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La desertificazione Nel mondo
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L'Europa non immune dal problema, anzi, si calcola che il 65% delle aree agricole
aride, semi-aride e subumide siano gi colpite. |
Emergenza desertificazione
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Alcuni
scienziati sostengono che la desertificazione un fenomeno
ciclico naturale, come dimostrerebbe
il ritiro di molte aree desertiche osservato dal satellite.
Altri la considerano un'emergenza reale,
a partire dall'entit dei fenomeni in atto in tutto il pianeta. |
- 1/4 delle terre emerse del pianeta
minacciato dal fenomeno;
- 3/4 delle terre aride, nel
nord America e in Africa, sono ad alto rischio di desertificazione (e
questo dato dimostra chiaramente che il fenomeno non interessa le sole aree
africane, ma anche parti del nord America e, in alcuni casi, del Canada);
- 900 milioni di vite umane
sono minacciate in Africa dalla desertificazione;
- 3,3 miliardi di ettari di suoli agricoli in zone aride risultano degradati;
- il 20 per cento dei suoli
agricoli irrigui, su un totale di 250 milioni di ettari a livello planetario,
interessato dal processo di salinizzazione, vera e propria anticamera della desertificazione;
- 10 milioni di ettari di foreste
sono distrutti mediamente ogni anno per incendio o per cambiamento di uso del
suolo.
cause
Sulle della desertificazione si dissertato a lungo. Sono molto complesse ma
si possono raggruppare in due grandi classi: antropogeniche e naturali.
Le cause antropogeniche pi importanti sono:
- il sovra-pascolamento, che comporta una riduzione della copertura
vegetale e una compattazione e rimozione di suolo;
- l'agricoltura intensiva e irrigua che prevede lavorazioni meccaniche
del suolo, realizzate spesso non in accordo con un uso sostenibile delle terre
e che si avvale di un utilizzo spesso eccessivo di agro-chimici (fertilizzanti,
pesticidi, regolatori di crescita, ecc.);
- i disboscamenti e il degrado della copertura vegetale;
- gli incendi;
- l'inquinamento, sia dell'aria che dei suoli;
- la salinizzazione, fenomeno molto complesso, che interessa gran parte
delle superfici agricole dove da decenni si pratica l'agricoltura intensiva;
- le discariche e le attivit estrattive;
- l'aumento
dell'uso e l'uso irrazionale delle risorse idriche;
Le principali cause naturali invece sono:
- i cambiamenti
climatici, i quali peraltro sono in
larga parte dovuti ad attivit antropogeniche;
- le eruzioni vulcaniche.
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Il deserto del Sahara |
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Desertificazione,
cambiamenti del clima e vegetazione
Il fenomeno desertificazione
destinato ad aggravarsi per effetto dei cambiamenti climatici in corso. L'aumento
medio della temperatura globale dell'atmosfera, osservato fino al 1999, stato infatti di
0,6-0,7C, un valore elevato in percentuale se si considera che la temperatura
media globale di 14C. Le variazioni attese per l'anno 2100 prevedono invece
globalmente un aumento medio di 4C, se consideriamo solo l'effetto serra,
oppure un aumento appena meno consistente se consideriamo l'effetto
raffreddante che sembra abbiano alcuni gas.
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Approvigionamento
idrico |
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Un
fenomeno da gestire
Per quel che riguarda invece l'ambito politico-gestionale del fenomeno, bene sottolineare l'importanza di creare
collegamenti fra le principali convenzioni e accordi internazionali. Al momento questi ultimi presentano chiari
sbilanciamenti.
Innanzitutto, alcuni sono vincolanti (per esempio, la Convenzione sui
cambiamenti climatici, che attraverso il Protocollo di Kyoto definisce i limiti
di riduzione delle emissioni clima-alteranti) o lo sono diventati, altre
Convenzioni (per esempio su desertificazione e biodiversit) non lo sono.
In secondo luogo, per alcune
convenzioni l'attenzione/pressione molto elevata (cambiamenti climatici),
mentre per altre scarsa (desertificazione e biodiversit). E' inoltre da segnalare una mancanza di coordinamento
fra le autorit statali responsabili delle Convenzioni: non tanto per quel che
riguarda la preparazione dei programmi nazionali o di altri documenti, ma per
quel che concerne l'allocazione delle risorse e la concreta implementazione
delle politiche.
Chiudo con una famosa
intuizione di Alexander von Humboldt, il quale nella sua opera monumentale,
Cosmos (1849), diceva:
"le foreste pluviali aiutano a generare nuvole e pioggia;
allo stesso modo, sul Sahara cadrebbero piogge abbondanti, se solo ci fossero
alberi".
Questa stessa intuizione stata confermata da una pubblicazione,
datata 1999, di un gruppo di ricercatori del Potsdam Institute.
Insomma, saranno le
foreste a salvarci dalla desertificazione.
L'acqua
fra tecnologia e ambiente
I
tre punti relativi alla questione delle acque: il rapporto fra acque e
agricoltura, la situazione delle grandi dighe, la normativa in materia idrica
italiana, anche se trattati qui solo in modo schematico e il cui
approfondimento richiede ulteriori letture, sono tuttavia utili per
sottolineare l'ampiezza della questione dell'acqua, punto nodale
dell'organizzazione sociale.
In
totale l'acqua presente sulla terra pari a circa 1.400.000.000 km3; essa in
prevalenza salata ed raccolta per il 97,2 per cento negli oceani. Il
rimanente, meno del 3 per cento, dolce; di questa, la parte pi consistente
(28.000.000 km3, pari al 2,15 per cento) bloccata nelle calotte polari e nei
ghiacciai. I laghi di acqua dolce hanno un volume di 120.000 km3 (0,009 per
cento), mentre quelli salati o i mari interni sono all'incirca equivalenti. I
canali fluviali, in media, raccolgono 1.200 km3 (0,0001 per cento); le acque
sotterranee ammontano indicativamente a 8.064.000 km3 (0,62 per cento). Questo
significa che le acque dolci disponibili sono una parte piccola di tutta la
massa idrica; esse sono all'interno del ciclo che, alimentato dall'energia
solare, in un flusso continuo, intrecciandosi alla circolazione dell'aria, si
sposta dalle superfici degli oceani alla terra ferma e ancora agli oceani in
uno straordinario movimento senza fine.
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L'acqua dunque un elemento rinnovabile, ma limitato; la
capacit di rinnovamento pu essere superata attraverso prelievi pi rapidi
rispetto ai tempi necessari al ripristino degli accumuli o attingendo a falde
fossili, formatesi in epoche geologiche e destinate a non ricrearsi. Inoltre, possono essere alterati gli aspetti
qualitativi a seguito dell'inquinamento e degli interventi di tipo ingegneristico
che modificano l'andamento idrologico, ad esempio trasferendo le portate da un
periodo all'altro dell'anno, o anche su pi anni, attraverso la costruzione di
bacini di ritenuta.
Va anche ricordato che la
distribuzione idrica non omogenea su tutto il pianeta: il 60 per cento delle
acque dolci accessibili concentrato in nove Paesi: Brasile, Russia, Cina,
Canada, Indonesia, Stati Uniti d'America, India, Colombia, Zaire.
L'acqua dolce accessibile, dunque, un bene rinnovabile, ma limitato, che rischia
anzi di divenire scarso: fra 1950 e 1990 l'uso mondiale dell'acqua
triplicato; nel 1996 stavamo usando pi della met dell'acqua di superficie
disponibile; se, come si prevede, nei prossimi 35-40 anni il consumo
raddoppier, i rubinetti rimarranno all'asciutto. Nonostante gli anni '80 siano
stati dichiarati il decennio dell'acqua potabile e sanitaria, un miliardo e
duecento milioni di persone non dispone di essa e si pensa che nel futuro
questo numero sia destinato ad aumentare.
I consumi per usi domestici sono molto diseguali: in media un cittadino degli Stati Uniti
d'America consuma una quantit di acqua 100 volte superiore rispetto a un
cittadino del Burundi o dell'Uganda. Non sempre, inoltre, questo prezioso
bene impiegato nel modo migliore: nei Paesi ricchi, la maggior parte
dell'acqua di prima qualit resa disponibile nelle abitazioni viene usata
indifferentemente per l'alimentazione, per innaffiare i giardini o per lavare
la macchina oppure si perde lungo le condutture spesso vecchie e in cattivo
stato di manutenzione; molto pi oculato l'impiego in zone quali l'Asia e
l'Africa.
Ci che quindi ci sta di fronte il
pericolo, molto realistico, di una crisi idrica qualitativa e quantitativa. Per
evitarla, e per evitare che dell'acqua si faccia un uso strategico,
ricattatorio o geopolitico, necessario ripensarne a fondo la gestione.
Vediamo dunque quali sono oggi i principali impieghi idrici.
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Desertificazione |
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Acqua e agricoltura
Fra il 70 e l'80 per cento
dell'acqua attinta e resa disponibile viene utilizzata per l'irrigazione;
questa percentuale sale ulteriormente nei Paesi poveri. Pi della met dell'aumento della produzione agricola
dei Paesi in via di sviluppo fra 1960 e 1990 stata conseguenza
dell'irrigazione, in alcuni casi unita alla rivoluzione verde. Si
intende con questo termine quell'insieme di interventi tecnici (sementi
selezionate ibride ad alto rendimento, elevata applicazione di additivi chimici
e biocidi) e sociali (misure finanziarie e riorganizzazione nella distribuzione
della propriet) applicati soprattutto a partire dal 1960 specialmente nei
Paesi densamente popolati dell'Asia, quali l'Indonesia e l'India, che hanno consentito un incremento
significativo delle rese agricole, ma non hanno risolto il problema sociale
delle campagne, anzi in alcuni casi lo hanno aggravato.
Rivoluzione verde e
allargamento dell'irrigazione hanno consentito di intensificare le attivit
agricole su zone gi coltivate o di ampliare la coltivazione in aree
ambientalmente meno adatte, con conseguenze spesso non positive. Infatti, se
l'irrigazione inizialmente assicura migliori rendimenti, sul periodo
medio-lungo pu innescare fenomeni di salinizzazione, desertificazione, degrado
del suolo per erosione che comportano la perdita di terreni anche estesi nei
quali sono stati compiuti ingenti investimenti. Fenomeni di questo tipo si
verificano sempre pi frequentemente in zone aride, come i margini del Sahel,
l'Iraq, alcune zone della Cina o nella regione del lago di Aral.
Inoltre, l'impiego di ingenti quantitativi di additivi chimici in agricoltura comporta l'inquinamento
dei corpi idrici nei quali
affluiscono tali prodotti veicolati dalle acque meteoriche e di dilavamento. A
questo si aggiunge la contaminazione prodotta dagli scarichi civili urbani e industriali, sempre pi disseminati nel territorio a seguito del
decentramento produttivo. Spesso, di conseguenza, le acque vengono rese
inutilizzabili per l'uso alimentare con gravi danni sulla salute e costi
economici per i cittadini molto pesanti. A volte la loro qualit cos degradata o la concentrazione
salina cos elevata che non sono neppure pi adatte per l'irrigazione.
Per fare fronte alla penuria
idrica che si profila, il primo ambito nel quale intervenire dunque
l'agricoltura. Questo si pu fare in vari modi: promuovendo la ricerca di variet botaniche meno esigenti
dal punto di vista idrico e pi resistenti alla siccit; ripristinando forme di
agricolture pi tradizionali e meno intensive; migliorando la distribuzione
irrigua laddove essa effettivamente indispensabile.
Oggi solo il 40 per cento dell'acqua captata giunge alla destinazione finale
nei campi; oltre la met si disperde lungo il cammino per evaporazione o per
infiltrazione attraverso condutture approssimative. L'irrigazione a goccia, che
conduce direttamente l'acqua alla radice delle piante, consente di risparmiare
moltissima "materia prima" ed evitare gli sprechi, anche se si tratta
di un procedimento non semplice e costoso. Ma anche i grandi lavori
ingegneristici di captazione, accumulo e distribuzione sono costosi e spesso
hanno avuto e continuano ad avere un ruolo non secondario nel determinare
l'indebitamento estero di Paesi poveri.
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Un
contatore idrico |
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Uso domestico e uso
industriale
Gli altri settori di utilizzo dell'acqua sono quello civile per uso domestico e
quello industriale.
La domanda del primo in crescita anche perch cresce l'inurbamento e le citt
multimilionarie si moltiplicano. soprattutto in esse che il bisogno di acqua
per uso alimentare e igienico alto e la carenza particolarmente nefasta.
Ormai la domanda urbana di acqua concorrenziale alla destinazione agricola e
si hanno tensioni fra citt e campagna. Certamente una strada obbligatoria per
le citt sar quella di disporre di acquedotti
paralleli: uno con acqua di prima qualit per uso alimentare e un altro con
acqua pi scadente per le altre destinazioni. Questo il cammino
che intraprendono i Paesi pi ricchi, mentre in molte metropoli del Terzo Mondo
il punto da affrontare la costruzione di un acquedotto, infrastruttura spesso
assente in vaste parti delle citt.
Infine, l'industria la terza principale utente dell'acqua, sia per produrre
energia elettrica, sia per utilizzarla nel ciclo produttivo. Il primo tipo di
intervento modifica molto la morfologia fluviale, mentre il secondo pu avere
un grave impatto inquinante con materiali che rimangono in circolazione per
tempi molto lunghi.
Le grandi dighe
Dietro l'espansione dell'irrigazione e della produzione di energia elettrica vi
sono spesso opere infrastrutturali faraoniche: i grandi invasi e le grandi
dighe si sono moltiplicate soprattutto a partire dalla seconda met del XX
secolo grazie alle nuove possibilit tecniche e ingegneristiche. Se nel 1950 si
censivano 5.268 dighe di oltre 30 metri, esse erano divenute 12.707 nel 1971,
18.200 nel 1988, mentre altre 774 erano in costruzione nel 1997.
Questi interventi modificano radicalmente la morfologia del paesaggio, le
caratteristiche idriche dei sistemi fluviali nonch le condizioni sociali delle
popolazioni delle regioni coinvolte. Spesso trascinano con s tensioni fra i
vari Paesi rivieraschi i cui diversi interessi non sono sempre conciliabili. E,
infine, spingono Paesi poveri a indebitarsi sul mercato internazionale con
oneri che possono diventare un cappio. Peraltro, non sempre i risultati economici e tecnici di questi interventi rispondono
alle aspettative: la durata di vita del bacino, ridotto per l'affluire di
sedimenti solidi, pu essere pi breve del previsto; la produzione di energia
pu risultare minore se le portate si riducono per gli imprevisti climatici e
lo stesso discorso vale per l'alimentazione dei canali irrigui; terre messe
faticosamente a coltura intensiva possono decadere per la salinizzazione del
suolo causata dall'irrigazione stessa, costringendo ad abbandonare aree che si
speravano altamente produttive.
Alcuni esempi possono rendere
pi chiara la situazione.
La diga di Assuan risale al 1970 e
intercetta il medio corso del Nilo in Egitto in un invaso della capacit di 162
km3; ha consentito di mettere a coltura molte terre che hanno assicurato
derrate agricole alla popolazione in espansione e ha fornito una certa quantit
di energia indispensabile per usi civili e industriali. Oggi, tuttavia, il
bacino ha una capacit ridotta per il deposito delle alluvioni, che non
svolgono pi la fondamentale funzione di fertilizzare i suoli agricoli con il
loro limo come era avvenuto per millenni. Di conseguenza aumentato il ricorso
a additivi chimici costosi, inquinanti e malsani. Inoltre, i Paesi a monte
della diga, in particolare il Sudan e la Tanzania, rivendicano l'accesso a una
maggiore quantit di acqua e fanno progetti per opere che modificherebbero
significativamente il rapporto fra il fiume e la grande diga. Le trattative per
trovare una strada che soddisfi le parti non sono semplici e i rischi di
contrapposizioni sono reali.
La Turchia ha un progetto, avviato nel
1989 e in parte gi realizzato, di sviluppo regionale dell'Anatolia
sud-orientale: esso prevede su 75.000 km3 13 progetti di sviluppo integrato (6
sul Tigri e 7 sull'Eufrate) incentrati sulla
costruzione di 22 invasi in grado di raccogliere 60 km3 di acqua, 19 centrali
elettriche e l'irrigazione di 1,7 milioni di ettari. La zona abitata da
popolazioni curde che vedranno parte delle loro terre inondate e il quadro
economico radicalmente modificato nell'ambito di un forte controllo da parte
dell'amministrazione centrale. Il progetto molto costoso e la sua fattibilit
dipende anche dalle scelte di alcuni Paesi europei di concedere oppure no
prestiti. Inoltre, con questi interventi la Turchia sar in condizione di
controllare il deflusso dei due fiumi mesopotamici in Siria e Irak, ponendo
questi due Paesi in una situazione di dipendenza.
Il quadro si complica ulteriormente se si tiene conto del fatto che il problema
dell'acqua uno dei pi gravi in Israele
e che parte delle opzioni militari in questo Paese sono state determinate da
obiettivi idraulici: le alture del Golan e la Cisgiordania, infatti, consentono
di dominare il Giordano. L'avvicinamento della Turchia a Israele potrebbe
portare anche ad aiuti idrici della prima al secondo; nello stesso momento la
Turchia potrebbe lasciare Siria e Irak a secco, come gi accaduto alla
vigilia della guerra dell'inizio del 1991 contro l'Irak. In una zona gi cos
complessa dal punto di vista della stabilit politica, cambiare l'idrologia
vuol dire voler giocare col fuoco, se mi si consente l'espressione.
Il terzo esempio che vorrei citare quello della diga delle Tre Gole in Cina sul fiume Changjiang: si tratta di un
manufatto alto 85 metri, lungo due chilometri, destinato a creare un invaso di
64.000 km2 per una lunghezza di 600 km ma una capacit di solo 39 km3. Deciso
nel 1992 e iniziato nel 1994, questo intervento faraonico avr un costo
elevatissimo e suscita moltissime preoccupazioni. La sua funzione sar di fornire
energia elettrica, agevolare la navigazione e moderare le piene, ma molti dubbi
sui reali risultati vengono avanzati da molti osservatori. Quello che invece
sicuro che vi saranno conseguenze sul clima in
una vasta area regionale, che verranno sommerse diverse
citt (alcune di oltre un milione di abitanti) e reperti storici importanti, che terre di
buona coltivazione scompariranno sotto i flutti e che un milione e 200
mila persone dovranno essere trasferite secondo progetti che non sono per
niente chiari.
Di fronte a questi esempi di gigantismo, i cui
risultati non sempre rispondono alle aspettative e ai costi, necessario un
profondo ripensamento che preveda interventi di minore impatto e che prenda in
seria considerazione il rispetto di tutti gli utenti che si affacciano lungo il
corso di un fiume.
LE DIGHE
IL PROBLEMA DELLE GRANDI DIGHE
I primi interventi delluomo destinati al controllo del
corso dei fiumi risalgono ad epoche molto remote, infatti si utilizzavano tali
azioni per portare lacqua dove occorreva maggiormente e per accumularla al
fine di renderla poi accessibile nei periodi di siccit. Da allora ad oggi gli
interventi sono aumentati in numero, quantit e qualit creando cos una
situazione di allarme mondiale destinata ad assumere sempre maggior rilevanza,
se non si interviene immediatamente.
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Ad oggi ci che rende la questione
delle dighe di grande rilevanza sono: le dimensioni degli interventi e le loro
possibili conseguenze.
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COMMISSIONE MONDIALE SULLE DIGHE
Di fronte alle pressioni crescenti dellopinione pubblica e al disastro provocato da molte grandi dighe che non avevano portato i benefici promessi, stato organizzato un incontro informale in Svizzera tra Ong, governi ed imprese del settore per capire cosa fare. Durante tale incontro si raggiunse laccordo che port allinsediamento della Commissione mondiale sulle dighe nel 1998, composta da dieci commissari e un presidente.
La Commissione, come si legge nel rapporto finale presentato a Londra il 16 novembre 2000 Dams and Development .
La Commissione ha rappresentato unesperienza unica di democrazia in quanto ha visto la partecipazione di rappresentanti di governi, imprese, organizzazioni non governative e movimenti di base che si oppongono alle dighe, tutti attori che hanno giocato un ruolo chiave nella storia controversa delle grandi dighe negli ultimi decenni.
Secondo il rapporto della Commissione le dighe di oltre trenta metri di altezza:
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Oggi nel mondo ci sono pi di
800mila dighe di tutte le dimensioni.
Complessivamente le dighe esistenti immagazzinano
una quantit di acqua di circa 6.000 chilometri cubici, pari al 15% della riserva
idrica rinnovabile della Terra.
Quasi la met dei maggiori fiumi del Pianeta stata in qualche modo alterata
dalla costruzione di questi sbarramenti artificiali, 45 mila dei quali superano
in altezza i 15 metri o hanno creato bacini con un volume superiore ai 3
milioni di metri cubici.
Ben 24 nazioni del Pianeta si affidano alle dighe per generare il 90% del loro
fabbisogno di elettricit. Le dighe producono il 19%
dell'energia di cui disponiamo e, dato che circa la met di esse sono state
costruite per l'irrigazione, il 16% della produzione alimentare globale dipende
da queste costruzioni fluviali che rappresentano anche una barriera di difesa
contro le alluvioni.
Non
sempre i risultati economici e tecnici di questi interventi rispondono alle aspettative:
la durata di vita del bacino, ridotto per l'affluire di sedimenti solidi, pu
essere pi breve del previsto; la produzione di energia pu risultare minore se
le portate si riducono per gli imprevisti climatici e lo stesso discorso vale
per l'alimentazione dei canali irrigui; terre messe faticosamente a coltura
intensiva possono decadere per la salinizzazione del suolo causata
dall'irrigazione stessa, costringendo ad abbandonare aree che si speravano
altamente produttive.
Tre principi
Tre sono i principi innovativi che il rapporto della WCD sancisce nelle sue
raccomandazioni rivolte ai finanziatori, alle imprese e ai movimenti
indipendenti.
Sulle rive del Giordano
Nel bacino del fiume
Giordano l'acqua come una
coperta troppo corta:
praticamente ogni goccia consumata da una delle quattro principali realt
politiche che condividono le medesime fonti del prezioso liquido, vale a dire
Israele, Siria, Giordania e i palestinesi, viene consumata a spese di altri
Il limitato rifornimento idrico naturale di Israele, Giordania e delle aree
palestinesi raggiunge una media annua di 2,7 miliardi di metri cubi, provenienti
da fiumi e falde acquifere rinnovabili: diverse centinaia di milioni di metri
cubi in meno di quanta se ne consuma. La popolazione totale, che nel 1999 era
di 14,4 milioni di abitanti, nel 2040 potrebbe salire a 34 milioni, nel qual
caso la riserva pro capite scenderebbe molto al di sotto dei 125 metri cubi
necessari, secondo Bertrand Charrier di Green Cross, per sostenere "uno
standard ragionevole di vita civile" (e il calcolo non tiene conto
dell'impiego in agricoltura).
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Approvigionamento
d'acqua nel Negev |
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Gi ora la situazione abbastanza
grave. I siriani, che non hanno infrastrutture capaci di spostare l'acqua del
fiume Eufrate dalla parte orientale del paese verso Damasco, chiudono i
rubinetti dei 2 milioni di persone che vivono nella capitale per diverse notti
a settimana. La Giordania, se possibile, sta anche peggio. Le autocisterne
verdi vendono acqua nei quartieri pi ricchi di Amman durante l'estate, quando
non si pu contare sulle risorse comunali; le citt pi sperdute ricevono
l'acqua una volta a settimana e l'anno scorso la distribuzione nelle principali
zone agricole a occidente del paese stata cos esigua che i coltivatori hanno
dovuto interrompere la semina. Quanto
all'Autorit palestinese, il consumo medio pro capite di acqua in Cisgiordania
inferiore ai 50 metri cubi l'anno, un settimo di quello dei paesi
industrializzati. E in Israele le autorit sono state costrette a abbassare la
linea rossa al di sotto della quale non possibile pompare acqua dal mare di
Galilea, principale riserva idrica del paese, e forse dovranno imporre il
razionamento prima dell'inizio della stagione delle piogge, in novembre o
dicembre.
Oltre alla siccit di questi due anni, la penuria d'acqua si aggravata a
causa dell'inefficienza dei sistemi di fornitura ed erogazione. Le perdite nelle tubature costano a Damasco
il 30 per cento dell'acqua che riesce a raggiungere la citt e le perdite ad
Amman e nella striscia palestinese di Gaza si valutano in misura del 60 per
cento; Israele sta sul 12 per cento, che il livello della maggior parte degli
Stati Uniti.
Un altro enorme inghiottitoio
di acqua l'agricoltura. Israele vende l'acqua ai contadini a circa 15
centesimi di dollaro al metro cubo, una frazione dei costi di pompaggio e
trasporto; alcuni stati arabi non esigono per l'acqua alcun tributo. "La
maniera pi economica di importare acqua importare cibo, che acqua
virtuale" dice l'esperto idrico Hillel Shuval dell'Universit ebraica di
Gerusalemme, aggiungendo che comunque meno del 20 per cento delle calorie
assunte in media dagli israeliani proviene dall'agricoltura interna. Ma
suggerisce che Israele riduca drasticamente l'assegnazione all'agricoltura,
poco pi della met del consumo annuo totale, circa 1,8 miliardi di metri cubi.
Altri israeliani sostengono che, anche in uno scenario di pace assoluta, il
paese deve poter contare su una sicurezza alimentare che solo grandi
quantitativi di acqua sono in grado di garantire.
A causa di questi problemi, assai comuni nella regione, la condivisione
dell'acqua sembrerebbe un autentico imperativo. Ma la realt ben diversa.
Tony Allan, capo del gruppo di studi idrici presso la School of Oriental and
African Studies (istituto di studi africani e orientali) dell'universit di
Londra sostiene che la Siria ha
messo in atto "negli ultimi 30 anni un'aggressione sempre pi brutale nei
confronti della Giordania, utilizzando in quantit sempre maggiori l'acqua del
fiume Yarmuk" che costituisce parte
del confine tra i due paesi arabi. Le dighe siriane nel tratto superiore dello
Yarmuk, sostengono fonti di Israele, hanno bloccato circa 200 milioni di metri
cubi che potrebbero essere utilizzati a valle dalla Giordania, la quale
necessita attualmente di quasi un miliardo di metri cubi l'anno.
Anche Israele dipende da acque
che hanno origine fuori dei suoi confini. I fiumi Banias e Hatzbani, che
provengono dal territorio controllato o reclamato dalla Siria, sono affluenti
primari del bacino del Giordano; la Siria ha inoltre indicato che nonostante il
terzo affluente del Giordano, il Dan, nasca in Israele, le sue acque provengono
in realt per via sotterranea dalla Siria.
E, ancora, il rifiuto da parte di Israele alla richiesta siriana che un accordo
di confine lasci a Damasco il controllo di una parte della costa nordorientale
del mare di Galilea (una delle principali ragioni del blocco dei colloqui di
pace avvenuto la scorsa primavera tra i due paesi) deriva in parte dal fatto
che una tale concessione darebbe alla Siria accesso e diritti legali sull'acqua
del lago.
Le rivendicazioni sull'acqua
sono state quasi trascurate al tavolo delle trattative del summit
israelo-palestinese di luglio a Camp David. Ma si tratta di un conflitto
potenzialmente esplosivo quasi quanto il dilemma su Gerusalemme. I palestinesi
dicono che la situazione attuale, in cui i coloni israeliani sguazzano nelle
loro piscine mentre a Hebron e Betlemme la popolazione muore di sete non potr
continuare in pace. L'Autorit palestinese richieder che sia garantita una
quantit d'acqua molto maggiore a quella che attualmente ricevono da Israele la
Cisgiordania e la striscia di Gaza.
Ma qualsiasi maggiore richiesta di acqua da parte dei palestinesi si scontra
con le esigenze di Israele, che deve trovare 40 milioni di metri cubi l'anno
per soddisfare le esigenze di una popolazione che continua a espandersi. La
pretesa dell'Autorit palestinese, afferma una fonte israeliana che ha
partecipato ai negoziati sull'acqua, " semplicemente non realistica. Se
pensano che Israele accetter di patire la sete per soddisfare le loro
richieste, faranno meglio a ripensarci". Israele, continua la fonte,
"ha compiuto grandi sforzi per utilizzare ogni goccia d'acqua disponibile.
Negli ultimi dieci anni abbiamo raddoppiato la produzione agricola quasi con la
stessa quantit di acqua".
I palestinesi replicano: oggi l'agricoltura rappresenta meno del 3 per cento
del prodotto interno lordo di un paese industrializzato e ad alta tecnologia
come Israele, ma gioca un ruolo cruciale nell'economia palestinese. In uno
scenario di pace, Israele farebbe meglio a consentire ai palestinesi di
aumentare la produzione agricola incanalando le proprie risorse in iniziative
finanziariamente pi remunerative.
Bench Israele e Giordania abbiano definito un accordo importante sulle risorse
idriche nel quadro del trattato di pace del 1994, ci sono stati ostacoli.
Nell'estate del 1999 Israele ha annunciato che, a causa della siccit, non
avrebbe distribuito i 30 milioni di metri cubi di acqua stabiliti dal trattato,
poi cambi decisione e concesse l'acqua. Ma l'atmosfera generale stata di
collaborazione: una diga in calcestruzzo costruita in collaborazione a Addasim,
aumenta di circa il 10 per cento la portata del fiume Yarmuk nel regno
Ascemita.
Chi prevede una resa dei conti si basa sull'assunto che l'acqua un gioco
"a somma zero", nel quale la fonte resta costante oppure si contrae,
mentre le esigenze continuano a crescere. Ma non questa l'unica prospettiva:
possibile "creare" altra acqua attraverso diverse misure di
salvaguardia ambientale, che comprendono la gestione dell'approvvigionamento
idrico e la realizzazione di sistemi pi efficienti per il riciclaggio delle acque di scarico;
l'adozione di forme di irrigazione pi efficaci; la rinuncia a coltivazioni che
richiedono una irrigazione intensiva, come il cotone, gli avocado e gli agrumi;
lo sfruttamento di nuove fonti, dalla dissalazione dell'acqua marina o delle
acque salmastre sotterranee all'importazione da paesi vicini e ricchi di acqua;
e soprattutto, il riconoscimento che un problema regionale richiede soluzioni
cooperative regionali.
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Il lago di Tiberiade |
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Importazione:
la Turchia ha gi costruito una stazione di pompaggio da 100
milioni di dollari alla foce del fiume Managvat per riempire le
cisterne o enormi contenitori flessibili simili a quelli utilizzati per il
trasporto in mare dei carburanti durante la seconda guerra mondiale. Il
problema sta nei costi: circa 80 centesimi di dollaro a metro cubo. Anche se la
Turchia si accontentasse di 5 o 10 centesimi al metro cubo d'acqua, il costo
complessivo di trasporto pi elevato del costo di dissalazione dell'acqua marina, che ora sotto i 70
centesimi ed destinato a scendere
ancora. " l'ultima spiaggia" afferma un esperto in problemi idrici,
Amikam Nachmani dell'universit di Bar-Ilan, ma presenta un vantaggio
supplementare: si potrebbe utilizzare un impianto israeliano come terminale per
l'acqua turca da trasportare in cisterne fino in Giordania, che ha chiesto ad
Ankara informazioni sull'acqua del Managvat.
Dissalazione:
ai primi di luglio, il ministro delle finanze israeliano ha emanato una
regolare gara d'appalto per il pi grande impianto di dissalazione dell'acqua
marina da costruire accanto a una nuova centrale elettrica ad Ashkelon, sul
Mediterraneo, a sud di Tel Aviv. Tra i probabili aggiudicatari ci sono tre
consorzi internazionali guidati da Ionics del Massachusetts, la pi grande
azienda del settore, e due ditte francesi, Vivendi e Suez Lyonnaise des Eaux.
La centrale, che dissaler 50 milioni di metri cubi di acqua marina l'anno,
richieder diversi anni di costruzione prima di essere funzionante.
Wayne Owens, un ex-rappresentante dello Utah al Congresso, ha spinto per anni
l'opzione della dissalazione. Il libro bianco del novembre 1999 pubblicato dal
Center for Middle East Peace and Economic Cooperation di Owens, con sede a
Washington, considera la centrale di Ashkelon come la prima di una serie di
impianti sul Mediterraneo che riforniscano, oltre a Israele e i palestinesi,
anche la Giordania. Si
valuta che il nuovo processo di dissalazione per osmosi inversa possa abbattere
i costi a circa 55 centesimi a metro cubo, molto meno rispetto al costo di 1,80
dollari dei vecchi impianti termici dell'Arabia Saudita e della cittadina
turistica israeliana di Eilat sul Mar Rosso. Owens ha parlato con
Yasser Arafat circa la costruzione di un impianto a Gaza e dice che il leader
palestinese sembra favorevole all'idea, sempre che si trovino i fondi per
realizzarla.
Condivisione
delle risorse:
se si raggiungesse la pace tra le parti interessate, un acquedotto che parte
dal Libano meridionale sarebbe un'altra straordinaria possibilit.
"Sarebbe relativamente facile costruire un tunnel dai fiumi Litani e Awali
a est fino ai fiumi Dan o Hatzbani nel bacino del Giordano a circa 10
chilometri dal confine israeliano - dice Shuval - e acquistare l'acqua dai
libanesi. Il tunnel porterebbe nel bacino del Giordano 500 milioni di metri
cubi di acqua all'anno".
chiaro, inoltre, che uno sforzo massiccio di dissalazione consentirebbe a
Israele di essere pi disponibile ad accordarsi con i palestinesi sulla
questione dell'acqua. Anche senza questo accordo, l'offerta del primo ministro
Ehud Barak di rinunciare a oltre il 90 per cento della Cisgiordania con un
accordo definitivo darebbe ai palestinesi il reale controllo su quella che
nota come la falda di montagna sotto la Cisgiordania, una delle maggiori
risorse idriche sotterranee di Israele.
Cooperazione:
con i paesi occidentali, il Giappone, la Corea e gli Stati Arabi del Nordafrica
e del Golfo tutti coinvolti in uno stesso progetto, gli esperti giordani,
israeliani e palestinesi del gruppo di lavoro sulle risorse idriche hanno
assegnato notevoli fondi da impiegare in ricerche e progetti che vanno dalla
dissalazione a energia solare al collegamento delle basi di dati giordana e
israeliana (a cui i palestinesi hanno accesso) fino al trattamento dei liquami,
all'addestramento congiunto finanziato dall'America di quipe di controllo
della qualit dell'acqua separate, formate da israeliani, giordani e
palestinesi.
All'inizio del 1999 i giordani hanno lanciato un appello, chiedendo urgentemente
aiuto per l'individuazione di una sorgente di contaminazione nell'acquedotto di
Amman; Israele mand un laboratorio mobile e li aiut a risolvere il problema.
"Questo tipo di cooperazione sarebbe stata impensabile anche solo tre o
quattro anni fa", dice un altro israeliano coinvolto sul piano politico
nei lavori del gruppo di lavoro sulle acque. "Non siamo pi degli
estranei". Certamente non alle conferenze internazionali, dove le tre
parti hanno presentato ricerche e documenti congiunti. Gli esperti siriani
stanno ai margini, in attesa che le autorit del loro paese consentano loro di
unirsi. Forse il segnale arriver dal nuovo presidente siriano Bashar Assad.
Ma la cooperazione tecnica non basta. Le varie parti devono rinunciare a
posizioni massimaliste e cominciare a trovare pi strade per risolvere i
problemi comuni.
Water for
Peace
Acqua per la Pace
Sotto
lAlto Patronato del Presidente della Repubblica
Programma
internazionale che mira a prevenire i conflitti e favorire la cooperazione per
le risorse idriche in sei Bacini Fluviali Internazionali.
Obiettivi del progetto
A
breve termine:
Tracciare una mappa delle cause e caratteristiche dei
conflitti reali e potenziali legati alle risorse d'acqua nei sei bacini
internazionali.
Identificare
ostacoli ed incentivi alla gestione cooperativa delle risorse idriche dei
bacini.
A
medio termine:
Incrementare la consapevolezza e la comprensione, a
livello pubblico e politico, dei temi della gestione integrata delle acque internazionali, della prevenzione dei conflitti e della condivisione dei
vantaggi derivanti dalla cooperazione.
Coinvolgere
ogni paese e settore nella ricerca di soluzioni concrete, reciprocamente
vantaggiose e sostenibili.
A
lungo termine:
Prevenire
nuovi conflitti derivanti da circostanze mutate (trasformazioni politiche,
privatizzazioni, crescita demografica, aumento dei fabbisogni energetici,
situazioni di emergenza, mutamenti climatici, ecc.), in questi ed altri bacini.