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Pozzo ETIOPIA

SISTEMA D’IRRIGAZIONE PER LA COMUNITA’ DI SHENFAETO TIGRAY NORD ORIENTALE

1. Contestualizzazione nazionale del paese e locale del territorio d’intervento: geografica, storica, sociale, economica, politica e culturale

L’Etiopia è il paese più esteso e popoloso del Corno d’Africa, con 1.098.000 kmq di superficie e una popolazione di oltre 79 milioni di persone (dati Human Development Report 2007­08, UNDP). Il Paese è uno tra i più poveri dell’Africa e del mondo, e si classifica al 169° posto su 177 paesi nell’Indice di Sviluppo Umano elaborato dall’UNDP.
La popolazione ha un tasso di crescita del 2,5% annuo, ovvero un aumento di circa 2 milioni di persone ogni anno e si prevede che nel 2015 raggiungerà i 101 milioni di abitanti.
Circa un quinto della popolazione vive in aree urbane mentre la maggior parte, ovvero l’85% vive nelle aree rurali in situazione di povertà o estrema indigenza. Il reddito pro­capite annuo è inferiore ai 100 dollari e circa l’80% della popolazione del paese vive in condizioni di estrema povertà, sopravvivendo con meno di due dollari al giorno, mentre circa 25 milioni di persone sopravvivono con meno di un dollaro al giorno.

Dati essenziali ­ Fonte UNDP (HDR 2007­2008)

Totale popolazione: 79 milioni di abitanti
­ ISU­Indice di Sviluppo Umano (2007­2008): 0,406 che colloca l’Etiopia tra gli ultimi posti nella classifica mondiale (169/177)
­ PIL pro­capite (dato riferito al 2005): 1.055 dollari USA all’anno
­ Tasso di crescita annua della popolazione: 2,5%
­ Popolazione sotto i 15 anni (% sul totale): 44,5% (dato riferito al 2005)
­ Popolazione oltre i 55 anni (% sul totale): 2,9 % (dato riferito al 2005)
­ Speranza di vita alla nascita: 51,8 anni
­ Popolazione con accesso a fonti di acqua sane: 22% (dato riferito al 2004)
­ Popolazione con accesso a strutture sanitarie adeguate: 13% (dato riferito al 2004)
­ Tasso di mortalità infantile: 109 per mille nati vivi; 80 per mille tra le fasce più povere della popolazione e 20 per mille tra le fasce più ricche della popolazione.
­ Percentuale di parti assistiti da personale competente: 1% tra le fasce più povere della popolazione e 27% tra le fasce più ricche della popolazione

Aspetti culturali

La popolazione etiope è molto variegata: gli Oromo, gli Amhara ed i Tigrini sono i principali gruppi etnici (rappresentando quasi i ¾ della popolazione), esistono tuttavia più di 80 diversi gruppi (alcuni dei quali contano appena 10.000 membri). 84 sono le lingue indigene individuate; l’inglese è la lingua straniera più diffusa, insegnata in tutte le scuole secondarie. L’insegnamento primario viene invece impartito in Amarico, recentemente sostituito in molte aree dalle lingue locali (quali Oromo e Tigrino).
Metà della popolazione etiope pratica la religione cristiano­ortodossa, sebbene la religione islamica si stia diffondendo (circa il 40% della popolazione è musulmana); il resto della popolazione pratica culti animisti, meno dell’1% è rappresentato dai cattolici.

Emergenze idriche/alimentari

Negli ultimi due decenni l’Etiopia, oltre a dover affrontare le problematiche relative alle difficoltà di accesso a fonti di acqua sicure e pulite, alla bassa disponibilità di terra coltivabile, ai servizi sanitari quasi inesistenti, all’espandersi dell’HIV­AIDS, è stata fortemente colpita da conflitti armati, siccità, inondazioni, carestie, moria di bestiame ed epidemie, fenomeni spesso combinati anche a causa della vulnerabilità dei cambiamenti climatici che hanno ulteriormente indebolito la capacità della popolazione di sopportare tali eventi.
In particolare, dall’ottobre 2005 fino alla seconda metà del 2006 l’Etiopia ha subito una persistente siccità che ha danneggiato la produzione agricola di molte regioni del Paese e che ha ulteriormente aggravato l’insicurezza alimentare ed aumentato i casi di malnutrizione, soprattutto della parte più vulnerabile della popolazione.
Conseguenza di ciò è l’aumento della dipendenza dagli aiuti umanitari.
Alla grave siccità sono seguite, tra ottobre 2006 e gennaio 2007, piogge più abbondanti della norma, dovute a un moderato episodio di El­Niño e da un surriscaldamento delle acque dell’Oceano Indiano, che hanno causato le peggiori inondazioni degli ultimi anni in tutto il Corno d’Africa.

Cartina geografica

2. Definizione del problema a livello nazionale e locale

Le priorità nazionali: Salute e Nutrizione, Acqua e Impianti Sanitari

Il 12 febbraio 2007 il Governo etiope ha lanciato alla comunità internazionale l’appello umanitario per il 2007, focalizzato sulla richiesta di aiuto in quattro settori principali: cibo, salute e nutrizione, acqua e impianti sanitari e agricoltura, con particolare attenzione agli interventi a favore di donne, bambini sotto i cinque anni, giovani, adolescenti, anziani e situazioni di emergenza. Di fatto le risposte umanitarie ai diversi appelli lanciati dalle autorità etiopi nel corso del 2007 si sono rivelate significative ma insufficienti rispetto alle crescenti necessità.
Lo stesso tipo di appello è stato lanciato ad Aprile 2008 (Humanitarian Requirements for 2008) dal Governo di Addis Abeba, in cui, vista la difficile situazione del 2007, si sottolineano le emergenze idriche, alimentari, igieniche e sanitarie in arrivo per il 2008.

L’urgenza delle azioni dedicate alle risorse alimentari ed idriche e allo sviluppo dell’agricoltura è evidente, dal momento che circa l’85% della popolazione vive in zone rurali e il settore agricolo rappresenta la principale fonte di reddito e di impiego per la popolazione del paese. La produttività agricola è molto bassa, a causa delle ricorrenti emergenze ambientali, della bassa disponibilità di terra pro­capite (limitata per legge a 0,5 ettari per famiglia), dalla pressione sulle terre più fertili esercitata dalla crescente popolazione, dei metodi e dei mezzi di coltivazione di sussistenza utilizzati dagli agricoltori, dalla scarsa disponibilità di risorse idriche e sistemi di irrigazione adeguati. L’ambiente è in particolare messo a rischio da pratiche non sostenibili di deforestazione, sfruttamento del suolo e assenza di sistemi di irrigazione, che contribuiscono ad un allarmante declino della fertilità della terra e a crescenti difficoltà e rischi nell’intraprendere attività agricole.
Nelle aree rurali la pressione demografica è più marcata che nel resto del Paese, con una media di 5,8 figli per donna e solamente il 15% della popolazione che fa uso di sistemi contraccettivi moderni (fonte UNDP, HDR 2007­2008). Questi dati riflettono l’obbligato mantenimento delle tradizioni e del ruolo della donna, occupata nella cura della casa e dei figli e responsabile dell’approvvigionamento dell’acqua e della legna per cucinare (percorrendo fino a 10­15 chilometri al giorno trasportando pesanti taniche di acqua e fascine di legna). La popolazione delle aree rurali si trova quotidianamente ad affrontare difficoltà legate all’approvvigionamento dell’acqua, in quanto l’accesso a fonti idriche sicure e pulite in tali aree è consentito a solamente il 22% della popolazione, con una elevata percentuale delle famiglie che si rifornisce da laghi e fiumi e da pozzi o fonti non sicure.
Solamente il 4% della popolazione dispone di adeguati sistemi di servizi sanitari.
Nonostante gli sforzi del Governo per aumentare l’offerta scolastica in vista degli Obiettivi del Millennio, solo il 61% dei ragazzi frequenta la scuola primaria e il 28% è iscritto alle scuole secondarie, con una netta prevalenza della popolazione maschile rispetto a quella femminile.
Anche l’accesso al sistema scolastico ed educativo, non solo per i bambini ma anche per gli adulti, è reso difficoltoso dalle condizioni di isolamento e delle evidenti priorità assegnate dalle famiglie al sostentamento quotidiano. In particolare, la mancanza di formazione e informazione nell’ambito sanitario, igienico ed alimentare, aggravata dalla persistenza di errati comportamenti generati da credenze popolari, mette a rischio la salute e la crescita dei figli.
I dati relativi alla mortalità infantile e dei bambini sotto i 5 anni sono infatti drammatici, con tassi rispettivamente del 109 per mille e del 130 per mille . Più del 46% dei bambini sotto i 5 anni soffre di malnutrizione e di gravi carenze alimentari, dovute alla mancanza di una dieta sufficiente, appropriata ed equilibrata. Anche i tassi di mortalità materna sono elevati, se si considera che la morte durante il parto colpisce 720 madri su 100.000 nati vivi.

La regione del Tigray

La regione si trova a nord dell’Etiopia ed ha una superficie di circa 61.500 kmq, che corrisponde al 5,6% del totale della superficie del Paese. Sono circa 5 milioni gli abitanti del Tigray e l’85% è rappresentato da popolazione rurale.
Questa regione è stata segnata da circa 20 anni di guerra civile, che ha generato una grave crisi economica e sociale, sia in termini di distruzione di infrastrutture fisiche che di estremo impoverimento della popolazione.
Nonostante le varie limitazioni alla sua produttività, l’agricoltura gioca il ruolo predominante nell’economia della regione: il 90% della popolazione è impiegato nel settore agricolo, ma solo l’8,75% della popolazione ha più di due ettari di terra, mentre il 14,31% possiede meno di mezzo ettaro. Inoltre, i ricorrenti periodi di siccità oltre alla scarsa fertilità del suolo e ad un uso non sostenibile delle risorse naturali hanno generato un calo della produttività del settore agricolo determinando una situazione di insicurezza alimentare cronica.

Nel settore dell’istruzione, poichè quasi la metà degli abitanti della regione ha meno di 15 anni, il rapporto insegnanti/studenti risulta essere molto più basso rispetto alla media nazionale, le classi
sono molto numerose e spesso superano i cento alunni. La regione è interessata da un basso tasso di scolarizzazione e dal fenomeno dell’abbandono scolastico. Su circa 2 milioni di bambini sotto i 15 anni solo il 12% frequenta la scuola in maniera continuativa.

Lo standard di vita mostra che il 75% della popolazione rurale e il 61% di quella urbana vive sotto la soglia della povertà e la mancanza di mezzi finanziari impedisce alla popolazione, fra le altre cose, di utilizzare una quantità di acqua adeguata alle necessità domestiche o agricole.
La zona orientale del Tigray è soggetta a ricorrenti siccità ed il distretto di Saesietsaedaemba, area target del progetto, è tra quelli più colpiti dall’insicurezza alimentare.
L’insicurezza alimentare a livello di singole famiglie può nascere da svariate cause, e può arrivare a livelli devastanti quando molteplici cause si sommano: in quei casi l’insicurezza alimentare cronica è uno dei rischi più comuni.
Proprio perchè l’agricoltura è l’elemento fondante per la sopravvivenza delle comunità locali, l’avvento delle siccità ha conseguenze negative su tutti gli aspetti della vita delle famiglie.
La capacità del settore di far fronte alla siccità nella zona è in continua diminuzione, a causa del costante aumento della popolazione, con conseguente grave degrado delle risorse naturali. Il degrado delle risorse agricole di base, in particolare dovuto all’uso intensivo di terreni ecologicamente fragili, la rapida crescita della popolazione insieme all’eccessiva deforestazione e all’erosione del suolo contribuiscono alla crescente vulnerabilità dell’area nei confronti della siccità
Lo sviluppo di sistemi di irrigazione su piccola scala in alcuni villaggi consentirebbe agli agricoltori di rendersi indipendenti dall’agricoltura basata sulla pioggia, offrendo loro anche l’opportunità di produrre più di due volte l’anno, anzichè una sola. Nelle zone dove l’acqua è disponibile, viene praticato da molti anni un tipo di irrigazione tradizionale. Queste pratiche tradizionali potranno essere rese più efficienti grazie ad un progetto di sviluppo di irrigazione su piccola scala. Ciò aumenterà il numero di raccolti e il rendimento totale, e aumentando la sicurezza alimentare degli agricoltori.

L’incidenza della mortalità nel Tigray non è diversa dalla media nazionale. Il tasso di mortalità dei bambini con meno di un anno è risultato essere 97 per 1000; per i bambini sotto i cinque anni il tasso di mortalità è 101 per 1000; il tasso di mortalità delle madri è stimato a 756 per 10.000. Le principali cause di morbilità e di morte sono legate a malattie che possono essere facilmente prevenute e alla malnutrizione.
Le radici profonde della povertà, l’aumento della pressione demografica, le ricorrenti calamità naturali insieme con un basso livello di istruzione, la mancanza di acqua potabile, di servizi igienico­sanitari e il loro basso livello, rendono la situazione molto complicata.
Ma, ancora le malattie trasmissibili e la malnutrizione sono le principali cause di mortalità nella regione. Di conseguenza, tubercolosi, malattie respiratorie, diarrea e HIV / AIDS sono le malattie più incisive. Queste malattie possono essere evitate attraverso la fornitura di acqua potabile pulita, buon controllo dei vettori, corretta alimentazione, e l’intensificazione dei programmi di vaccinazione, la fornitura di educazione sanitaria e l’avvio di cambiamenti attitudinali.
L’incidenza delle malattie e della mortalità nel caso delle madri è ancor più grave in quanto legata alla gravidanza e alla maternità, mentre nel caso dei bambini è più legata alla malnutrizione e alle malattie trasmissibili che sorgono a causa della mancanza di vaccinazioni, delle malattie respiratorie e della diarrea.

Un recente studio di fattibilità ha messo in evidenza, in particolare, i seguenti problemi da risolvere:

  • L’accesso limitato all’acqua potabile
  • Anche se l’acqua è riconosciuta come essenziale per la vita, per la salute e la dignità umana, nei due distretti interessati, non vi è sufficiente disponibilità di fonti d’accesso all’acqua per soddisfare le esigenze di base. In questo senso, la scarsa quantità di acqua utilizzata per bere, cucinare e per l’igiene personale, la lunga distanza tra le case e i punti d’acqua, le lunghe code presso i pozzi in attesa del rifornimento indicano chiaramente che lo stato di fornitura dell’acqua nelle zone identificate è a livelli minimali. La fornitura di acqua potabile nel distretto di Saesietsaedaemba ammonta al 48%; le maggiori fonti di approvvigionamento per uso domestico e animale sono fiumi, pozze e sorgenti. Tuttavia, presso queste fonti, l’acqua è malsana e spesso richiedono almeno tre ore di cammino per essere raggiunte e due ore di attesa per l’approvvigionamento. In questi villaggi, la cultura e le tradizioni locali obbligano le donne ad essere le uniche responsabili della raccolta di acqua, assieme eventualmente ai bambini. La lunga strada da percorrere, l’attesa e l’enorme peso delle taniche piene di acqua contribuiscono ad accrescere la vulnerabilità fisica e umana delle donne. Inoltre, le aree di progetto sono zone di confine, caratterizzate dalla presenza di molti soldati, che non di rado fanno violenza sulle donne, contribuendo anche alla diffusione di malattie sessualmente trasmissibili. In generale, tutte le malattie trasmissibili diffuse in loco sono collegate alla scarsa qualità dell’acqua e dall’assenza di pratiche di igiene personale. In aggiunta, gli usi locali prevedono che spesso le pozze d’acqua utilizzate per bere siano anche usate per lavare se stessi e i vestiti e come latrina; inoltre è molto frequente che gli animali si abbeverino alle stesse fonti, contribuendo a contaminare l’acqua.

  • Limitati benefici dall’irrigazione
  • L’attuale potenziale delle risorse idriche costituito da sorgenti e fiumi offrirebbe l’opportunità di incrementare la produzione agricola e la produttività dei terreni.
    Si rende necessario quindi intervenire a sostegno dei contadini e del sistema di irrigazione, affinchè essi possano trarne il massimo beneficio.

Localizzazione dell’intervento

Le famiglie che vivono nel distretto di Saesietsaedaemba dipendono principalmente dall’acqua prelevata da pozzi, cisterne e sorgenti. Tuttavia, questa zona soffre di cronica carenza idrica a causa dell’insufficiente numero di punti d’acqua presenti. Inoltre, la capacità della comunità di mantenere sani, attivi e funzionanti i punti d’acqua è molto limitata, in quanto richiede, oltre al possesso di specifiche competenze, anche una certa quantità di denaro.
I punti acqua sono utilizzati per l’acqua potabile o per il bestiame e, talvolta, per entrambi causando la contaminazione alla fonte e quindi malattie nelle persone.

Saesietsaedaemba woreda

Il distretto di Saesietsaedaemba confina a nord con la Woreda di Irob e a est con L’Eritrea.
Dal punto di vista agro­ecologico, il distretto ha tre grandi zone climatiche: la zona asciutta weinadega (media altitudine) tra i 2000 ­ 2600 m di altitudine; la zona dega (Altopiano) con di altitudine di 2600 – 2718 m e la zona Kola (Bassopiano) con altitudine di 1270 ­ 1290 m. La media annuale di pioggia varia da 350 ­550 ml.
La sussistenza della popolazione target si basa prevalentemente sulla produzione vegetale e allevamento del bestiame.

3. Partner

La Associazione "Acqua per la vita onlus" per la realizzazione delle opere si serve della collaborazione del Segretariato cattolico di Adigrat e dei Salesiani presenti in Etiopia.

3.1 Controparte locale: il Segretariato Cattolico di Adigrat (ADCS)

Il 12 febbraio 2007 il Governo etiope ha lanciato alla comunità internazionale l’appello umanitario per il 2007, focalizzato sulla richiesta di aiuto in quattro settori principali: cibo, salute e nutrizione, acqua e impianti sanitari e agricoltura, con particolare attenzione agli interventi a favore di donne, bambini sotto i cinque anni, giovani, adolescenti, anziani e situazioni di emergenza. Di fatto le risposte umanitarie ai diversi appelli lanciati dalle autorità etiopi nel corso del 2007 si sono rivelate significative ma insufficienti rispetto alle crescenti necessità.
Lo stesso tipo di appello è stato lanciato ad Aprile 2008 (Humanitarian Requirements for 2008) dal Governo di Addis Abeba, in cui, vista la difficile situazione del 2007, si sottolineano le emergenze idriche, alimentari, igieniche e sanitarie in arrivo per il 2008.

Il Segretariato Cattolico di Adigrat fa parte della Chiesa Cattolica Etiope ed è riconosciuto dal Ministero della Giustizia come ONG locale che si occupa della promozione umana attraverso interventi di emergenza e sviluppo umano integrato nei settori della educazione, salute, prevenzione Aids, sicurezza alimentare, miglioramento dell’accesso all’acqua potabile e prevenzione disastri ambientali. Le aree geografiche di intervento della ADCS sono il Tigray e la zona due della regione Afar.
Il Segretariato Cattolico di Adigrat ricopre il ruolo di controparte locale, selezionando e fornendo lo staff di progetto (tecnici e selezione formatori), realizzando le attività previste e provvedendo agli aspetti logistici nella regione del Tigray. Si occupa inoltre di garantire un corretto approccio del personale nei confronti dei beneficiari e delle autorità locali, fornendo tutte le intermediazioni necessarie per creare relazioni che garantiscano una reale collaborazione e una partecipazione effettiva.

3.2 VIS – Salesiani

Il VIS è presente in Etiopia dagli anni Novanta , ove opera accanto ai salesiani di Don Bosco.
Nella regione del Tigray opera in regime di partenariato con l’ufficio Risorse Idriche del Segretariato Cattolico della Diocesi di Adigrat (ADCS).
Il lavoro del VIS in Etiopia consiste nel collaborare con la controparte locale nell’individuazione degli interventi da realizzare.
Lo studio di fattibilità del progetto viene realizzato in maniera congiunta.
Lo staff VIS effettua mensilmente missioni di monitoraggio in loco e riunioni di coordinamento e pianificazione con la controparte locale.
L’ufficio di coordinamento VIS produce poi la documentazione necessaria per dimostrare lo stato d’avanzamento dei progetti attraverso report narrati, finanziari e fotografici. Tutta la documentazione finanziaria (fatture, ricevute, contratti) è raccolta e catalogata presso l’ufficio di Addis Ababa.

4.Obiettivi

Obiettivo generale

Contribuire al miglioramento delle condizioni di vita della popolazione del Tigray (nord dell’Etiopia).

Obiettivo specifico

Migliorare le condizioni di salute della popolazione del distretto di Saesietsaedaemba nella Regione del Tigray (Etiopia) e nello specifico delle località di Shenfaeto a 45km sud­est dal centro di Adigrat.
In questa località verrà migliorato l’attuale sistema di irrigazione tradizionale tramite la costruzione di una riserva d’acqua e di 450m di canali primari di cemento. Oltre alle opere civili verranno distribuite sementi di vario tipo a 50 beneficiari e impartiti corsi su l’orticoltura e sul buon utilizzo dell’acqua.

Beneficiari diretti

  • 95 famiglie (circa 475 persone).

5. Attività

A Shenfaeto verranno apportate migliorie all’attuale sistema di irrigazione che è di tipo tradizionale anche se in parte già "perfezionato" con un intervento da parte del nostro partner locale ADCS negli anni scorsi. Il progetto quindi accrescerà i benefici derivanti dall’irrigazione sia per la tecnica adottata che per l’ampliamento della superficie resa coltivabile.
In termini pratici, il sistema di irrigazione consisterà in un reservoir d’acqua alimentato da una vicina sorgente naturale e di 450m di canali di cemento e pietra per convogliare l’acqua in un campo coltivato. L’intervento avrà una valenza comunitaria al fine di aumentare la disponibilità di acqua e servire un maggior numero di beneficiari. La tipologia dei lavori saranno conformi innanzitutto alla geologia del luogo e saranno compatibili con l’ambiente naturale, con le tradizioni, con gli usi e i costumi locali, con le leggi e i regolamenti in vigore. Ciò al fine di favorire la sostenibilità dell’azione dal punto di vista sociale, istituzionale, ambientale e culturale.
I lavori di costruzione saranno realizzati dall’equipe tecnica dell’ADCS con il contributo della comunità.
Al fine di assicurare la sostenibilità, si farà in modo che i beneficiari si assumano la responsabilità della gestione ordinaria e straordinaria delle infrastrutture realizzate. A tale scopo, la comunità sarà incoraggiata a selezionare i membri dei comitati "Acqua e Sanità" (WATSAN) incaricati della gestione dell’opera idrica. D’accordo con gli usi locali, già in atto in altri villaggi, i membri di ogni comitato saranno almeno 3 uomini e 3 donne, che avranno la responsabilità di controllare e regolare l’utilizzo dell’acqua, di organizzare la manutenzione, raccogliere le tasse mensili (contributi) delle famiglie beneficiarie, che serviranno, a seconda del regolamento di ciascun villaggio, alla manutenzione ordinaria dell’impianto.
Oltre alla costituzione di un WATSAN, verranno organizzati corsi di formazione per 50 beneficiari su orticultura e buon utilizzo dell’acqua e saranno distribuite sementi di vario genere.

Descrizione tecnica delle opere

Riserva per irrigazione e canali primari
E’ una cisterna aperta di cemento di forma quadrata usata per l’irrigazione di campi coltivati. L’acqua raccolta proviene da una sorgente e viene distribuita tramite canali d’irrigazione.
Realizzazione:

  • scavo di un pozzo quadrato di 2m di profondità e 10m di lato.

  • costruzione del bacino aperto in cemento armato.

  • l’acqua raccolta nel bacino viene distribuita tramite 450m di canali primari di cemento.

6. Tempistica di realizzazione

Si prevedono 6 mesi.

7. Metodologia

Saranno adottate le seguenti metodologie:

  • si cercherà di limitare il lato assistenziale del progetto, facendo leva sul senso di responsabilità dei beneficiari, sull’autonomia e sulla presa in carico delle attività da parte loro dopo la fine del progetto. La fiducia in se stessi sarà incentivata e promossa tramite la costituzione di un comitato di villaggio e attraverso una specifica formazione in ambito agricolo

  • sarà incoraggiato l’utilizzo di risorse e materiali tradizionali locali

  • si cercherà di rafforzare il sistema di pagamento e raccolta di tasse da parte delle famiglie che beneficeranno dell’opera realizzata per far sì che tutti contribuiscano alla sua manutenzione

  • la sostenibilità del progetto sarà incentivata dal processo di partecipazione dei beneficiari durante lo studio di fattibilità, la realizzazione e la fase di hand over (passaggio di consegne)

  • sarà incoraggiata la collaborazione con gli uffici locali degli altri attori di sviluppo operanti nell’area (ufficio delle risorse idriche, delle miniere e dell’energia, ufficio dello sviluppo agricolo e rurale) al fine di contribuire ad uno sviluppo integrato delle aree d’intervento.

8. Budget

Tasso di cambio 13
Realizzazione opere idriche Euro
Realizzazione di una riserva d’acqua 10.600
Realizzazione di 450m di canali per l’irrigazione 11.400
Distribuzione di sementi a 50 beneficiari 1.800
WATSAN e training 1.700
Monitoraggio e supervisione del VIS 2.550
Totale progetto 28.050

Nota:
il 2008 ha visto un notevole aumento nei prezzi dei materiali da costruzione e imprevedibili fluttuazioni del tasso di cambio. Per questi motivi, i costi elencati hanno un periodo di validità di 3 mesi e potrebbero quindi subire variazioni.

9. Sostenibilità

Condizioni favorevoli

Un fattore molto importante per la buona riuscita dell’intervento è la partecipazione e collaborazione delle autorità locali e della popolazione target dell’intervento. Il fatto di interessare gli Uffici delle Risorse Idriche dei distretti e della Regione del Tigray in fase di identificazione dell’intervento, garantisce un elemento di sostenibilità culturale e istituzionale dell’intervento stesso.
Inoltre, costituiscono fattori di forza dell’iniziativa l’esperienza, il radicamento sociale e nel territorio, nonchè l’affidabilità del partner locale, Il Segretariato Cattolico della Diocesi di Adigrat. La controparte locale è conosciuta e stimata dalle Istituzioni nazionali e locali, opera con successo nella regione e offre ampie garanzie di pertinenza, efficacia e sostenibilità.

Sostenibilità finanziaria ed economica

La gestione dei sistemi idrici verrà integralmente sostenuta finanziariamente dalla comunità locale attraverso il lavoro dei Comitati di Villaggio. La scelta di un sistema di cost recovery (che nella fattispecie si concretizza nel pagamento di una piccola somma a fronte dell’utilizzo dell’acqua) permetterà di costituire un fondo cui attingere per le spese di manutenzione.

Sostenibilità politica ed istituzionale

La presente iniziativa rientra nelle priorità delle autorità locali oltre che in quelle del piano generale del governo federale dell’Etiopia.
Questi elementi, uniti al fatto che le autorità locali saranno coinvolte direttamente nella realizzazione del progetto, garantiscono la sostenibilità sia dal punto di vista politico che istituzionale.
La sostenibilità delle costruzioni dipende comunque dal permanere dello stato di sicurezza e libertà di circolazione nell’area interessata dall’intervento.

Sostenibilità sociale e culturale

Il coinvolgimento diretto dei beneficiari è elemento fondamentale ed imprescindibile per garantire un corretto impatto sociale e una reale ownership del progetto.
La scelta di tecnologie semplici e reperibili in loco, unita alla formazione di addetti locali alla manutenzione, garantisce che i benefici introdotti possano continuare nel tempo ad opera dei beneficiari. Il ruolo diretto dei beneficiari assicura la sostenibilità sociale dell’iniziativa. La scelta di coinvolgere le comunità locali rispetta la tradizione culturale locale che vede i singoli villaggi organizzati in assemblee dedite alla gestione dei beni comuni.
Il progetto risulta essere sostenibile anche dal punto di vista ambientale dal momento che le tecnologie introdotte sono rispettose dell’ecologia del contesto.

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