RELAZIONE DI MISSIONE
ETIOPIA 14-30 OTTOBRE 2011

Obiettivi della missione:

  1. Inaugurazione e verifica del sistema irriguo di Marwa-Tigray

  2. Verifica attività e stato del progetto “Una goccia per la vita”

  3. Proposte di collaborazione con il Segretariato Cattolico di Meki.

Partecipanti:
D’Amore Vincenzo-Presidente
Ghigo Annamaria-Tesoriere
Giachino Pierina- membro direttivo
Fiorino Franco- membro direttivo
Samà Nicola-socio
Cao Silvana-Socio
Rosa Fernando-socio
Corrado Lorena-socio

In data 16 ottobre viene effettuata missione congiunta con VIS e ACDS atta a valutare il raggiungimento degli obiettivi del progetto di realizzazione del sistema irriguo a Marwa.
Il sito indicato come Marwa in realtà indica una ampia area rurale, di diversi Km2; il villaggio propriamente detto di Marwa è a circa 2-3 ore di cammino dal sito.
Pertanto è più corretto parlare di Tabia di Marwa come d’altra parte specificato nella descrizione iniziale del progetto stesso.
La area è posta geograficamente in sede collaterale rispetto a quella di Shenfaeto, beneficiario dell’intervento realizzato nel 2009.
La parte abitata si trova su un plateau a 2650 m/slm mentre i terreni coltivati sono siti in una frattura dello stesso 200 m a valle.
Non ci sono strade ed anche il sentiero per raggiungere il sito è alquanto impervio.
Veniamo accolti con grande calore e con la partecipazione di tutti i beneficiari.
La inaugurazione e la verifica del progetto sono stati preceduti dai reports trimestrali dell’ufficio VIS di Addis Abeba.
L’obiettivo di realizzazione di un sistema di irrigazione e di approvvigionamento idrico sono stati pienamente raggiunti.
Rispetto al progetto iniziale la costruzione di una cisterna di raccolta di acqua è stata sostituita dalla realizzazione di una vasca di raccoglimento delle sorgenti che esercita anche funzioni di contenimento della riserva idrica.
Sono stati realizzati 250+200 m lineari di canali primari sui due versanti del sito.
Sono state raccolte le falde acquifere superficiali mentre quelle oltre i 2 metri di profondità sono state lasciate libere di defluire per non svantaggiare gli agricoltori che coltivano i terreni più a valle.
La portata di tali falde profonde sembra essere sufficiente a giustificare nei distretti più a valle un intervento dello stesso tipo di quello qui realizzato.
Un punto di prelievo di acqua resa potabile attraverso un sistema naturale di filtraggio è stata realizzata nei pressi del sito, incanalando una fonte dedicata.
Presenti alla inaugurazione la intera comunità, le autorità della Tabia e della Saesia (Municipalità e Provincia rispettivamente) oltre a VIS ed ACDS, rappresentata dal suo presidente Aba Teun.
Si è colta la occasione della presenza delle autorità e dei tecnici che hanno realizzato l’opera per avere chiarimenti in merito alla portata del sistema irriguo e del sistema di potabilizzazione.
Proprio in questa fase sono emerse alcune criticità che meritano di essere sottolineate e che possono essere così riassunte.
Manca un sistema di misurazione della portata e delle quantità erogate ai vari appezzamenti di terreno, anche se la comunità dichiara che l’acqua raccolta viene fatta defluire ogni dodici ore alternativamente nei canali primari andando ad irrigare con un sistema a rotazione i terreni a valle. A detta della comunità e dei capi villaggio la quantità è sufficiente ad irrigare in modo soddisfacente i terreni che sono serviti dal sistema irrigo.
Le famiglie beneficiarie sono circa 70, costituite 25 da capifamiglia donne e 35 da capifamiglia uomini.
Al momento della visita mancano dai conclusivi in merito alla esatta estensione del terreno reso produttivo.
Per quanto concerne la potabilizzazione delle acque mancano i kit di controllo poiché non sono disponibili né presso gli uffici istituzionali delle risorse idriche competenti, né sul libero mercato.
ACDS e le autorità locali si impegnano ad effettuare al più presto i controlli del caso secondo le indicazioni che la stessa legge locale impone prima di erogare l’acqua alla popolazione.
Viene fatto rilevare che manca qualsiasi protezione delle fonti dalla contaminazione animale . La comunità si impegna ad eseguire le opere con materiali locali.
Alcune perplessità vengono espresse in merito al sistema costruttivo della vasca di raccoglimento delle fonti che manca di un sistema di impermeabilizzazione ,come sarebbe indicato, se si pensa alla porosità del materiale cementizio utilizzato e alla possibilità di smottamenti anche minimi del terreno.

Accomiatandoci dalla comunità ci viene segnalata la grave situazione di carenza idrica di un villaggio della stessa Saesia dove gli abitanti sono costretti ad approvvigionarsi di acqua ad una distanza tale che non riesce ad essere coperta a piedi nel corso della giornata.
Diamo mandato ad ACDS affinché raccolga questa segnalazione, valuti i bisogni e le possibilità di intervento.

Lo stesso giorno veniamo condotti a Shenfaeto sede dell’ intervento del 2009 per la inaugurazione del nuovo punto acqua potabile e delle protezioni del sistema irriguo messe in atto ( che ci eravamo impegnati a finanziare nel corso della nostra precedente missione).
Veniamo accolti ancora con grande calore e ,accompagnati in un clima di festa, visitiamo il sito.
Il punto acqua è stato realizzato incanalando una apposita fonte , creando un sistema di filtraggio con materiale naturale e allestendo due punti di prelievo.
Il numero dei beneficiari ( circa 40 gruppi familiari) è più basso di quanto da noi ipotizzato perché serve unicamente le famiglie che vivono nelle prossimità, mente quelle più distanti si servono di fonti più prossime benchè non sicure.
Sarà compito dei comitati Watsan correggere tali abitudini facendo capire a tali gruppi che una acqua “sicura”vale pienamente lo sforzo che si deve fare per ottenerla.

In data 17 ottobre 2011 visita al sito di Buket dove è stato realizzato il pozzo profondo per servire la città di Adigrat.
La visita avviene insieme a Mattia e Taddele del VIS ed al Responsabile dell’Ufficio Risorse Idriche della città di Adigat Sig.Welday Kahsay (tel. 0914784301- weldaykaws@yahoo.com).
L’opera è inserita nel progetto “Una goccia per la vita”ed è co-finanziato dalla Regione Liguria.
Vengono forniti dati sulla portata (circa 3,2 L/sec) del pozzo che potranno garantire l’approvvigionamento a circa 10-12.000 abitanti della città di Adigrat (tot.circa 65.000 abitanti) che si trova in grave penuria di acqua.
Il pozzo, scavato ad una profondità di 130 metri nei pressi di un corso di acqua stagionale, verrà collegato con una nuova conduttura di un centinaio di metri alla rete idrica già esistente incrementandone la portata e quindi il numero dei beneficiari.
La presenza della linea elettrica nei pressi del sito consentirà il risparmio del costo del generatore per il pompaggio di acqua.

La stessa mattina dopo i ringraziamenti della Municipalità che si impegna a realizzare nel volgere di un mese i collegamenti alla rete elettrica ed idrica del nuovo sistema raggiungiamo il villaggio di Laelay Dimelo a pochi chilometri dallo svincolo di Idaga Hamus.
Anche in questo caso la nostra delegazione viene accolta con un incontenibile calore.
Qui è stato realizzato un pozzo profondo circa 60 metri che fornisce acqua potabile ad una popolazione di 70 famiglie (circa 450 persone).
E’ costituito da una piattaforma cementizia da cui emerge una pompa manuale (fabbricazione indiana), circondato da una recinzione bassa in pietra/cemento sormontata da rete metallica. Un cancello chiude il sito che così resta protetto in modo consono. Un apposito comitato gestisce la raccolta di denaro che viene utilizzata per la manutenzione .
Gi abitanti magnificano le qualità dell’ acqua, la sua abbondanza e disponibilità.
Notiamo tuttavia la mancanza di una vasca dedicata all’approvvigionamento idrico degli animali che si abbeverano nei pressi del sito grazie all’ acqua che si disperde dallo stesso.

Alla fine delle due giornate di incontri facciamo con Mattia,Taddele ed il responsabile di ACDS Aba Teun il punto sulla nostra collaborazione riservandoci solo dopo che le emozioni saranno sedimentate, una valutazione globale dei progetti.
Ci rendiamo disponibili al finanziamento di un nuovo progetto a favore della comunità svantaggiata indicataci nel villaggio di Shenfaeto non prima di una valutazione dei bisogni e possibilità di intervento.

Lasciamo Taddele e Mattia fissando il successivo appuntamento per il giorno 29 ottobre alle ore 9 a Meki presso la sede del locale Segretariato Cattolico.

29-10-2011 Meki
Il meeting con Aba Temesgen (direttore) , Mattia e Taddele avviene presso gli uffici del Segretariato Cattolico (Ethiopian Catholic Church- Social Development Coordinating Office of Meki indicato come ECC-SDCOM)
Va premesso che l’incontro con la direzione del Segretariato Cattolico è stato preparato con ampio anticipo dall’ufficio VIS in seguito alla nostra disponibilità a finanziare un progetto integrato in cui oltre alle tradizionali componenti di fornitura di acqua potabile si configurasse anche una componente agricola generatrice di reddito
Una proposta di progetto è stata recentemente consegnata a VIS dal Segretariato Cattolico e prevede :
  • la fornitura di acqua potabile mediante lo scavo di un pozzo profondo
  • la realizzazione di latrine per un numero di 3120 beneficiari
  • una attività a difesa del suolo dalla erosione e deforestazione attraverso la creazione di protezioni del territorio e la posta a dimora di 10.000 piante

Il villaggio beneficiario indicato nella proposta è DODOTA DEMBEL ,posto a 15 Km ad est di Meki nella Woreda di Dugda.

La nostra visita a Meki rappresenta la occasione per la presentazione di due progetti agricoli finanziati dalla Caritas di Bolzano in collaborazione con ECC-SDCOM e localizzati in una area ad est di Meki.
Si tratta di appezzamenti di terreno di 5 ettari ciascuno, resi produttivi dalla acqua del vicino lago Ziway , presi in carico da cooperative costituite da 20 soci ciascuno.
Si tratta di una tipologia di intervento che oltre ad assicurare sicurezza alimentare contribuisce a generare reddito e sviluppo nelle aree rurali .Il costo di realizzazione è contenuto in 70.000 Birr per modulo.
Questa tipologia di intervento ci pare possa rappresentare quella componente agricola generatrice di reddito che potrebbe integrare la proposta di progetto del Segretariato Cattolico.
Inoltre, dai contatti avuti nella nostra città con AMPELOS (ww.ampelos.org), una onlus che da alcuni anni collabora in progetti alimentari nella stessa Meki con la medesima controparte,ci è stato fornito lo spunto per proporre di inserire nel progetto la produzione locale di Ready To Use Foods (RTUF) per la cura della malnutrizione, che viene riconosciuta dalla controparte e dal report del Demografic and Health Survey (2005) come fortemente rappresentata nella Regione.
Peraltro il laboratorio costruito in Meki con il contributo di Ampelos possiede locali e strumenti per la produzione dei suddetti RTUF senza costi aggiuntivi per acquisti e spedizione.
A questo va aggiunto che la recente introduzione della coltivazione della soja in quella area ha dato eccellenti risultati di resa (75 kg per 1kg di semi)e rendono questo prodotto particolarmente adatto per la produzione dei RTUF.
La proposta di integrare il progetto con la ittiocoltura sulle rive del vicino lago Ziway potrebbe rappresentare una ulteriore attività generatrice di reddito, oltre che una formidabile risorsa alimentare per la popolazione locale.
In conclusione:
la proposta su cui vorremmo poterci confrontare, attualizzando dati informativi, attività e bugdet potrebbe prevedere un intervento integrato sulla popolazione target di Dodota Dembel attraverso la fornitura di:
  • un sistema di acqua potabile,con l’obiettivo di ridurre le patologie correlate all’uso di acqua contaminata
  • la creazione di latrine domestiche e comunitarie per il miglioramento delle condizioni igieniche,
  • la creazione di 5 cooperative agricole (costituite di 20 persone ciascuna) che abbiano ognuna in carico 5 ettari di terreno, realizzati secondo la metodologia di quelli già avviati,
  • miglioramento delle condizioni ambientali con la costruzione di opere che riducano l’erosione del territorio e la messa a dimora di 10.000 piante,
  • la organizzazione di un laboratorio per la produzione di RTUF autoprodotti , da distribuire nelle strutture sanitarie gestite dal segretariato Cattolico ed eventualmente di quelle pubbliche previo accordo tra le parti.
  • la organizzazione di una attività di ittiocoltura che garantisca un adeguato apporto alimentare alla popolazione oltre che rappresentare una attività generatrice di reddito .
Nello specifico dell’intervento proposto restano aperte alcune problematiche come:
  • l’elevato costo di un pozzo profondo (230 m),
  • l’eventuale intervento (osmosi inversa) per abbattere il tasso di Fluoro nell’acqua potabile,
  • il rischio di salificazione dei terreni agricoli,
  • la valutazione dei dati sulla malnutrizione e la eventuale disponibilità a collaborare delle strutture sanitarie locali.

Da parte nostra suggeriremmo di inserire nel futuro progetto a Meki la consulenza specialistica di uno studio ingegneristico-idraulico della capitale che accompagni il progetto in modo da rappresentare anche per la controparte una opportunità di miglioramento delle conoscenze nel settore idrico nonché della propria capacity building.

Suggeriremmo altresì di sottoporre ad audit ingegneristico-idraulico le opere effettuate in Tigray per avere una valutazione delle tecniche di costruzione e dei materiali utilizzati, se sia possibile la introduzione di nuove tipologie di intervento, compatibilmente con le risorse disponibili in loco.
Questo per rispondere a qualche perplessità costruttiva, come la mancanza di impermeabilizzazione delle cisterne per l’acqua ,l’utilizzo di malte cementizie”povere”che potrebbero nel tempo avere problemi di tenuta,la mancanza di sistemi di misurazione più accurati della portata delle fonti, la potabilizzazione delle acque, la protezione delle fonti, la creazione di abbeveratoi per gli animali…e non ultimo la adeguatezza dei preventivi proposti dalle controparti locali.
Data la scarsa disponibilità sul mercato del cemento pensiamo che andrebbe valutata la possibilità che i canali dei sistemi irrigui possano essere realizzati con tubature in polietilene e prese per manichette riavvolgibili, in modo da portare l’acqua dove necessario, rinunciando alla pratica dell’allagamento dei campi.

A VIS rivolgiamo la richiesta che nel report finale di Marwa , possano essere forniti i dati relativi alla espansione dei terreni attualmente coltivati e la riformulazione aggiornata delle attività del progetto “Una goccia per l a vita”, nonché la attualizzazione della proposta di progetto a Meki sulla base di quanto sopra esposto.

Siamo grati alla ONG VIS per essere stato il nostro lungo “occhio” nei progetti, per averli monitorizzati con attenzione,costanza e professionalità e al Segretariato Cattolico di Adigrat che grazie al radicamento territoriale conosce i bisogni delle comunità e ci indica come rispondere alle loro necessità.


Diano D’Alba 06-11-2011

RELAZIONE DI MISSIONE
ETIOPIA 16-30 NOVEMBRE 2009

Lo scorso 19 novembre una delegazione della Associazione “Acqua per la vita onlus” presieduta dal Presidente Dr. Vincenzo D’Amore,il Vice-presidente Ing. Demaria Enzo, la Tesoriera Ghigo Anna Maria ed il membro del direttivo Fiorino Franco, affiancati da soci e simpatizzanti della Associazione,ha ufficialmente inaugurato in Tigray( Etiopia) il sistema irriguo a favore della comunità di Shenfaeto.
Lo scopo del progetto era quello di migliorare le condizioni di vita della popolazione del distretto di Saesietsaedaemba nella Regione del Tigray (Etiopia) e nello specifico delle località di Shenfaeto a 45 km sud-est dal centro di Adigrat, attraverso il potenziamento del pre-esistente sistema di irrigazione e il rafforzamento delle conoscenze agricole e il corretto utilizzo dell’acqua.
L’installazione di un sistema irriguo, in cui l’acqua di sorgente è prima convogliata in un reservoir di raccolta e poi distribuita ai canali perimetrali secondo necessità, ha permesso di: ridurre la dipendenza dall’acqua piovana per i bisogni irrigui, aumentare la superficie coltivabile, incrementare il numero di raccolti per anno anche in conseguenza della formazione in orticoltura ai contadini della zona.
Le attività realizzate sono andate a fine progetto ben oltre i risultati attesi.
I particolare si sono realizzate le seguenti opere:

  • Costruzione di un nuovo reservoir per raccogliere acqua di sorgente e riabilitazione di un sistema pre-esistente
  • Riabilitazione di 250 m di canali pre- esistenti e costruzione di 663 m di nuovi canali in cemento
  • Ristrutturazione di un punto di prelievo di acqua potabile pre-esistente I lavori sono iniziati a maggio 2009 e sin dall’inizio l’apporto della comunità si è rivelato fondamentale per la realizzazione dei canali di irrigazione e per l’approvvigionamento di materiali da costruzione (pietre, sabbia, manodopera gratuita durante gli scavi.). Ad agosto, i 450 m di canali previsti inizialmente dal progetto potevano già dirsi realizzati, con una spesa ben al di sotto di quanto previsto inizialmente. Si e’ deciso allora di continuare nella costruzione dei canali, fino ad esaurimento del budget a disposizione. La straordinaria partecipazione della comunità ha quindi reso possibile realizzare 213 m in più rispetto a quanto previsto e riabilitare altri 250 m pre-esistenti
  • Costituzione di un comitato per la gestione del sistema irriguo costituito da 3 uomini e 3 donne.
    Per garantire la sostenibilità dell’intervento e una maggior consapevolezza dei problemi legati all’utilizzo dell’acqua, sono state identificate sei persone (tre donne e tre uomini) che si occupano della gestione del sistema irriguo ( apertura e chiusura dei canali secondari ad orari prestabili) in accordo con la comunità. La nomina dei membri del comitato di villaggio è stata effettuata dalla comunità stessa.
  • Organizzazione di un corso di formazione per 140 famiglie beneficiarie del progetto.
    I corsi di formazione sono tuttora in corso e prevedono tecniche di buona manutenzione del sistema irriguo e nozioni di base su un buon utilizzo dell’acqua a fine personale e agricolo. Nel corso del training, grazie alla guida e ai consigli degli insegnanti, i beneficiari hanno discusso sulle opportunità di produrre prodotti facilmente vendibili sul mercato. Lungo i canali primari sono stati così realizzati dei piccoli vivai, nei quali vengono piantati semi di prodotti ortofrutticoli, in attesa del raccolto di grano sul campo principale. In questo modo, il numero dei raccolti per anno e’ stato incrementato da uno a due per tutte le famiglie, fino a un massimo di tre per le famiglie più intraprendenti.
  • Distribuzione di sementi alle 140 famiglie beneficiarie del progetto.
    Secondo progetto, i beneficiari diretti dell’intervento dovevano essere 95 famiglie residenti nel comprensorio di Shenfaeto mentre dai rilevamenti condotti a novembre risulta che i beneficiari diretti dell’intervento ammontano invece a 140 famiglie, di cui 38 con una donna capo della famiglia. Considerando che ogni famiglia e’ composta in media da circa 7 componenti il numero totale di beneficiari diretti ammonta a circa 1000 persone.
    Inoltre, beneficiari indiretti dell’intervento sono tutti i membri della comunità di Shenfaeto, in quanto il potenziamento del sistema irriguo tradizionale pre-esistente ha portato una riduzione dei conflitti tra gli agricoltori della zona, precedentemente causati da insufficienza di acqua per irrigazione che garantiva apporto idrico solo per 35 famiglie.

  • Prima dell’intervento si effettuava un unico raccolto nel mese di ottobre, il quale garantiva entrate solamente per i successivi tre o quattro mesi. A causa della siccità, negli anni passati le famiglie beneficiarie hanno dovuto ricorrere all’erosione dei propri beni per acquistare sementi di qualità e sopravvivere nei mesi da marzo a settembre. La presenza dello schema irriguo riduce considerevolmente la vulnerabilità delle famiglie alla mancanza di piogge e permette loro di avere entrate di reddito pressoché costanti nel corso dell’anno. Accanto al tradizionale raccolto di grano o orzo, i beneficiari hanno cominciato anche la coltivazione di prodotti orticoli stagionali per il mercato (cavoli) e di alberi da frutta (arance).
    Inoltre, a conclusione dei lavori, l’area irrigata e’ cresciuta da 2 a 5 ettari. Parallelamente, il numero di raccolti ottenibili e’ salito da uno a due/ tre l’anno.
    La costituzione dei comitati di villaggio e i corsi di orticoltura hanno anche sviluppato un meccanismo di cooperazione e associazionismo all’interno della comunità. Si sono già spontaneamente costituiti gruppi di venditori, i quali si recano nei vicini mercati per vendere i loro prodotti con un potere contrattuale accresciuto rispetto a quello del singolo.
    La sostenibilità del progetto e’ stata incentivata dal processo di partecipazione dei beneficiari durante lo studio di fattibilità, la realizzazione e la fase di passaggio di consegne. La formazione del Comitato di Villaggio ha garantito la partecipazione della popolazione locale a tutte le decisioni prese nel corso dell’implementazione e ha avuto come effetto quello di far crescere un senso di appartenenza e di possesso del progetto in modo da garantire la sostenibilità dell’opera anche in futuro.
    La buona riuscita del progetto deve anche ricercarsi nel meccanismo di collaborazione instaurato con gli Uffici delle Risorse Idriche della Regione del Tigray in fase di identificazione dell’intervento. Inoltre, ha sicuramente costituito un fattore di forza l’esperienza, il radicamento sociale e nel territorio, nonché l’affidabilità del nostro partner locale, il Segretariato Cattolico della Diocesi di Adigrat, il quale fa parte della Chiesa Cattolica Etiope. Essa è riconosciuta dal Ministero della Giustizia Etiope come ONG ed è stimata dalle Istituzioni sia nazionali che locali.
    La messa in campo di una corretta metodologia di intervento in tutte le varie fasi di realizzazione ha permesso la creazione di sistema virtuoso che ha trovato i suoi punti di forza nel coinvolgimento della comunità e nell’utilizzo di tecnologie elementari, ma efficaci, che garantiranno una sostenibilità nel tempo della iniziativa.
    Per tutti questi motivi i giornalisti della Televisione Nazionale Etiope (ETH-TV) hanno dedicato in data 21 novembre un breve servizio al Tg nazionale.

    Durante la missione è stata visitata la Scuola Secondaria di Debark, sita nel Parco Nazionale del Simien, su sollecitazione dei partecipanti al viaggio e su indicazione delle guide locali.
    La scuola grazie, al contributo delle famiglie sta ingrandendosi per rispondere alle necessità di un numero sempre maggiore di studenti ,infatti al momento della visita molti di loro erano impegnati attivamente nella costruzione di un nuovo edificio ad uso scolastico.
    Si sono incontrati il Preside, gli insegnati, gli allievi ed una rappresentanza dei genitori.
    In loro presenza è stata affidata al Preside della scuola, la somma di Birr 1500, frutto di una colletta tra i partecipanti al viaggio, per la acquisizione di attrezzature.

    Alla fine del viaggio si sono incontrate le rappresentanti di VIS in Etiopia,che hanno fornito un preventivo di euro 3600 per la messa in sicurezza della seconda fonte di Shenfaeto e quello di euro 1100 per la creazione di un secondo punto di prelievo di acqua potabile.
    Inoltre è stata presentata una richiesta di finanziamento di un nuovo progetto di costruzione di un sistema irriguo presso una comunità posta nella zona di Marwa, sito di Weynite, per un valore totale di euro 23.100.
    La metodologia di intervento avrebbe le medesime caratteristiche del precedente progetto di Shenfaeto.
    Le proposte verranno sottoposte al prossimo direttivo per approvazione.

    L’ultimo giorno di missione abbiamo potuto incontrare anche don Angelo Regazzo con cui abbiamo già proficuamente collaborato in Eritrea. L’incontro è avvenuto presso la scuola Salesiana. Attualmente egli si occupa dei ragazzi di strada di Addis Abeba e del loro inserimento nella comunità attraverso la creazione di corsi di lavoro residenziali.
    La proposta di donazione di una attrezzatura professionale completa per la lavorazione del legno, da parte dei soci Cao Silvana e Rosa Fernando di Cagliari, è stata accolta con grande interesse da Don Angelo e, fatte le debite verifiche, potrebbe rappresentare un progetto complementare sponsorizzato dalla nostra Associazione nel 2010, previo parere favorevole del direttivo.

    09-12-2009 V. D’Amore

 

RELAZIONE  MISSIONE  IN  ERITREA

OTTOBRE 2006

 

La missione è stata organizzata con la partecipazione del Presidente, della segretaria Ghigo Anna Maria e dei soci fondatori Porro Carlo e Masoero Anna in collaborazione con  soci, amici e sostenitori.

Siamo partiti alla volta di Asmara(via Sana’a) in data 10 ottobre.

Il giorno successivo  ci siamo incontrati con don Angelo Ragazzo responsabile dei salesiani in Eritrea e suor Pina Tulino, fondatrice dell’ordine del Buon Samaritano.

Il tentativo di incontrare suor Isabella Limongi ,economa provinciale delle suore della Carità è invece fallito a causa della indisponibilità della stessa, così come risulta dal carteggio di posta elettronica.

Il 12 ottobre abbiamo visitato con don Angelo la Don Bosco Technical Scool di Dekemhare sede del progetto 2006 “Cibo in cambio di alberi”.

Abbiamo potuto constatare le innumerevoli attività di formazione che sono state avviate nella scuola ed abbiamo anche incontrato il personale di supporto al progetto come la responsabile del vivaio ed il trattorista.

Al momento della nostra visita erano presenti nella area alcune donne, sostenute dal progetto, che con i figli accudivano le piante messe a dimora.

Con don Angelo abbiamo poi raggiunto il villaggio di Degrà dove ci attendeva il parroco  don  Desbele Tesfai.

Dopo il rituale caffè, abbiamo visitato il villaggio ,la scuola materna, la chiesa , il sistema di rifornimento idrico e  la casa di una anziana donna del villaggio.

Don Angelo aveva preventivamente espresso al parroco la nostra disponibilità a supportare economicamente il villaggio per le necessità che erano considerate prioritarie.

Pertanto abbiamo operativamente steso  un preventivo di costo per supportare: la scuola materna , la mensa scolastica, un piccolo parco giochi per i più piccoli, il sostegno economico-alimentare per una ventina di anziani soli.

A questo va aggiunta la compartecipazione alle spese di carburante per il pompaggio di acqua dal pozzo posto 2 Km a valle del villaggio.

Il costo di tale operazione espresso in Nakfa è di 100.000 ERK equivalenti a circa 5000 euro.

Il parroco ci ha fatto timidamente anche la richiesta di fornitura di un automezzo usato, da utilizzarsi per le necessità di tutto il villaggio, compresa quella sanitaria, dal momento che il centro di salute più vicino dista circa 8 Km, che vanno coperti a piedi o con una barella trasportata a braccia.

Lasciamo il viaggio visibilmente commossi ,con la convinzione che potremo sostenerli in modo proficuo.

Anche don Angelo si dimostra soddisfatto per l’incontro e per il contatto che ci ha procurato e ribadisce la assoluta serietà e affidabilità di don  Desbele.

Purtroppo nei giorni successivi non riusciremo più ad incontrare don Angelo a causa degli impegni suoi e del gruppo,limitandoci a contatti telefonici mentre siamo nel Paese , cosa peraltro non sempre facile per la incostanza con cui funzionano le linee telefoniche.

Il giorno 13 ottobre mentre eravamo sulla strada per Senafè abbiamo deciso di fermarci a visitare il villaggio di Hawatsu dove nel 2004 avevamo fatto costruire con la collaborazione delle suore della Carità uno dei due pozzi.

Qui siamo stati subito riconosciuti dagli abitanti del villaggio ; ci sono venuti incontro gli anziani cui abbiamo potuto chiedere notizie in merito al funzionamento del pozzo ed alla sua gestione.

Ci è stato assicurato il corretto funzionamento di tutte le sue parti e descritti i benefici che sono derivati alla popolazione.

La targa dei Rotary clubs di Torino era regolarmente esposta mentre quella della associazione Acqua per la vita,come da nostra richiesta era giacente presso la sede del vicino convento delle suore della Carità.

Abbiamo anche incontrato la suora infermiera del locale centro di salute che   ha confermato i benefici della acqua potabile sul piano della salute.

Ci lasciamo con molta commozione ed un po’ di imbarazzo della suora infermiera per la indisponibilità di sr Isabella Limongi ad incontrarci.

Nei giorni successivi della nostra permanenza abbiamo in più riprese incontrato invece suor Pina Tulino fondatrice dell’ordine del Buon Ssamaritanoe dell'a permaneza abbiamo in più riprese incontarto à di sr Isabella Limongi ad incontrarci.

lazione.amaritano con sede in Asmara, ma attivo già in comunità sub urbane.

Le suore si occupano di recuperare ragazzi di strada o orfani, di aiutare ragazze madri o donne in situazione di abbandono. Oltre a ciò hanno costruito, con il loro contributo economico alcune scuole materne che a fatica sostengono economicamente.

Proprio sul sostegno e la integrazione economica  di tali scuole materne viene indirizzata la nostra offerta di aiuto.

Vengono inoltre subito attivate da parte di alcuni soci due adozioni a distanza, una di un bimbo, ultimo di una famiglia numerosa di cui conosciamo la mamma e quella  una di una piccola orfana da poco giunta nella casa famiglia di suor Pina.

Lasciamo alla suora oltre cento Kg di abiti e scarpe  per bambini che avevamo iniziato a raccogliere sin dal 2004 con il contributo di amici, soci e simpatizzanti.

Al momento della partenza ci viene formalizzata la proposta di supporto alle scuole materne di Mai Hambassa, Hazien ed Hemberti.

Il lavoro di suor Pina nel sociale ci ha particolarmente colpito e coinvolto emotivamente,una persona  stupenda che irradia amore e dolcezza ; al pari ci ha scosso e meravigliati ad ogni passo la carica di energia e il carisma di don Angelo.

A noi pare che le due proposte di progetto che ci sono state presentate siano entrambe meritevoli di sostegno per il 2007 e credo potremmo proficuamente proporle per il finanziamento al direttivo della Associazione.